Civiltà di PANTALICA
Le
tombe sono circa 5.000, suddivise in cinque diverse necropoliNella prima metà del XIII secolo a.C.,
avviene un altro profondo mutamento
nell`economia e nella geografia antropica della Sicilia orientale. Tutti gli insediamenti
costieri che fiorivano nell`età di Thapsos scompaiono quasi
all`improvviso; la popolazione abbandona la fascia costiera e cerca rifugio in impervie e
disagevoli zone montane, scelte perché rispondenti ad esigenze di difesa, e si riunisce
in grossi agglomerati e utilizzando anche le grotte
pre-esistenti per seppellire i loro morti.
Fra essi il più importante è PANTALICA
uno degli insediamenti più suggestivi dell'intera preistoria
siciliana , la necropoli dei Siculi preistorici.
grotte di Pantalica
"Una
città grande e piena di caverne, cavate artificiosamente, dove si vede altro che
una porta della Città rivolta verso Ferla, una fortezza rovinata, una Chiesa
anchessa rovinata e oliveti".(così la descrive Fazello "Historia di
Sicilia" -1558).
Come si è ricordato sopra,si collega
quindi la genesi della civiltà di Pantalica a profondi mutamenti che si
determinarono nella politica e nella geografia antropica dell'Isola durante la prima metà
del sec. XIII A.C. In
quest'epoca le popolazioni della Sicilia Orientale, sotto la pressione di genti venuti dal
mare, abbandonarono le località costiere per insediarsi sulle alture più accidentate, in
posizioni di difficile accesso, dando vita a pochi grandi centri. Si attua così in
Sicilia il passaggio dalle ristrette e frammentarie comunità dei villaggi ad un paradigma
organizzativo protourbano, in seno al quale vengono instaurate più complesse strutture
socio-politiche.
Questo fuggire dalle coste è comune
a molte popolazioni dell'Italia di quel tempo ; come scrive anche Sergio Frau
sul quotidiano " la Repubblica " (01-06-2003) :
....L'inizio di tutto. Dell'Italia nuova, tutta sui monti, e d'improvviso. Con
le coste che si svuotano, e i monti che s'infiammano di forni: e gli Umbri, e i
"Villanoviani", e i Liguri dell'interno, e le genti di Lucania, e gli Alpini
tecnologicamente avanzati di Val d'Aosta, di Trento, del Friuli... Persino Pantalica,
la Valle delle Meraviglie nel cuore della Sicilia, decolla a nuova vita proprio allora. Il
Grande Enigma, insomma...
Strano, però... Strano, ma vero: frughi dappertutto, perquisisci metri di pubblicazioni,
passi al setaccio un secolo di etruscologia, e mica lo trovi mai qualche studioso che si
sia chiesto il "perché" un Popolo di Mare, come quello degli Etruschi, si sia
blindato su per monti e valli d'or, spesso lontano lontano dal mare. Come ne avesse
terrore.
Apparsi d'improvviso, dal 1100 a. C. in poi,
sulle alture della Penisola - dalle Alpi, alle alture appenniniche di Liguria, Toscana,
Umbria, Lazio, fin dentro al Materano e alla Sicilia, con la Pantalica del Mille
a.C. - quei primissimi nuovi italiani si misero tutti insieme a far roba nuova, mai vista
prima su quelle alture lontane lontane dal mare. E lo fecero, con nomi, e riti, e vite, e
morti, e tombe differenti da quel che era sempre stato: grandi mura d'improvviso; fuoco e
ferro (lì dove non si era neppure mai visto quel bronzo protagonista dell'età
precedente, nel II millennio a.C.); città organizzate invece di insediamenti accampati e
straccioni; urne cinerarie troncoconiche, poi, invece dei dolmen e delle inumazioni
tradizionali dei loro padri.
Genti che, ormai, cominciavano a far la Storia,
quelle, insomma.
Fonte :
SERGIO FRAU LA REPUBBLICA
Le popolazioni costrette a trasmigrare dai
litorali ai monti si adattarono nelle nuove sedi ad un sistema di vita estremamente rude.
Inauguratosi sotto l'urgere di esigenze difensive, questa civiltà doveva poi avere una
vita lunghissima, tanto che l'assetto organizzativo maturatosi nell'oscurità del XIII
sec. A.C. venne mantenuto sostanzialmente intatto sino all'epoca dell'incipiente
colonizzazione greca dell'Isola (sec. VIII A.C.); segno evidente, questo, che uno
stato di permanente insicurezza ed ostilità ebbe a gravare sulla regione per oltre cinque
secoli. Il quadro che si delinea in Sicilia fra la tarda età del bronzo e l'età del
ferro è, dunque, quello di una generale involuzione delle condizioni sociali ed
economiche delle popolazioni indigene; di un lungo medioevo, ha scritto Luigi Bernabò
Brea, analogo a quello che, due secoli dopo, si sarebbe determinato nel mondo greco
con l'invasione dorica.
Insediamento di questa cultura
dominata dal terrore è appunto Pantalica, l'abitato senza dubbio più
vasto ed importante, sorto su uno sperone di montagna quasi completamente isolato dagli
antistanti altopiani dalle gole profonde dell'Anapo e dei torrenti Speroni e Calcinara:
una vera fortezza naturale che , per la sua struttura geologica-morfologica
(le grotte sono ricavate da pareti quasi inaccessibili) , è sicuramente stata
abitata dai primi Homo Sapiens e, successivamente, dall'Uomo del Paleolitico
e del Neolitico .
"Il segreto della resistenza di Pantalica
all'irreversibile flusso della storia, scrive suggestivamente Sebastiano Tusa ,
va ricercato nella solidità della sua struttura socio-economica e nel riuscito rapporto
ecosistemico con l'ambiente circostante che permisero ai suoi abitanti di vivere e
prosperare a lungo senza alcun bisogno di apporti esterni. Un vero e proprio territorio
autonomo che doveva estendere il suo controllo su quasi tutta la zona collinare e montuosa
degli Iblei: da Rivettazzo al vallone San Giovanni di Ferla, dalla Pinita di Palazzolo
Acreide al Bosco Rotondo di Buscemi, per citare alcuni dei centri satelliti appena
identificati. Una sorta di piccolo Stato che seppe sfruttare efficacemente le risorse
dell'ambiente ibleo che aveva nella cava il suo modulo ecosistemico di base."
nonostante la sua formidabile posizione difensiva,
il confronto con Siracusa, in espansione nel retroterra, le sarebbe stato
fatale. Distrutta con ogni probabilità dai Siracusani prima della fondazione di Akrai
(664-663 a.C) e ridotta in età greca a borgata agricola Pantalica verrà
nuovamente abitata nel corso dei millenni quando si ripresenteranno le condizioni di grave
pericolo che ne avevano determinato la nascita agli albori della protostoria: quando,
cioè le popolazioni bizantine del IX sec. D.C. vi troveranno riparo dalle continue e
devastanti incursioni degli Arabi nell'Isola.
Quando si pensa a Siracusa ed al suo passato, non si può fare a
meno di portare alla mente le vestigia della città classica: il teatro, i templi e tutto
ciò che i coloni greci hanno costruito per abbellire la loro polis. Resti antichissimi
che portano con se più di duemila anni di storia. Basta, però, spostarsi di qualche
chilometro dalla costa per trovare vestigia che fanno apparire giovane la
Siracusa greca, e che appartengono ad una civiltà il cui ricordo si perde nel
tempo........... Si tratta di Pantalica
il nome deriva dall'arabo Buntarigah,
che significa grotte.
grotte naturali,
scavate e/o riutilizzate di Pantalica

Siamo in unepoca
in cui le città della Grecia classica sono ancora lungi dal nascere, unera in cui il
ferro è ancora sconosciuto ed il bronzo è la grande innovazione tecnologica. Siamo
nellepoca degli eroi di cui ci parla Omero nellIliade e nellOdissea, per
intenderci, quando era il popolo Miceneo, del leggendario Agamennone, a solcare i mari in
cerca di nuovi approdi commerciali. È proprio in questepoca che la roccaforte di
Pantalica raggiunge la sua massima potenza.
La vasta città può considerarsi una
vera e propria isola nell'entroterra siracusano. E', infatti, inaccessibile su tutti i
lati resi oltremodo ripidi dalla millenaria erosione dell'Anapo e del Calcinara che,
proprio sotto Pantalica, confluiscono. Soltanto sul lato sud-occidentale uno stretto istmo
collega il pianoro insediamentale con il resto del territorio circostante offrendo una
agevole via di accesso. Esso venne, però, protetto da un profondo fossato scavato
nella roccia e da un muro di difesa. La forma di governo della città era, sul finire del
II millennio A.C., la monarchia. Ce lo testimonia, a Pantalica, l'edificio che si trova
nel punto più alto del pianoro, chiamato "anaktoron", cioè casa dell' anax, il re di omerica
memoria, che regnava sulle cittadelle micenee dall'alto della sua reggia. Ai bordi del
pianoro si estendevano le varie concentrazioni di tombe a grotticella scavate nella roccia - molte grotte sicuramente pre-esistenti- che oggi costituiscono l'aspetto più spettacolare
e suggestivo di Pantalica.
Questo fenomeno è databile con notevole
precisione attraverso le importazioni micenee. L`improvvisa cessazione delle importazioni
delle ceramiche dipinte ha luogo all`inizio della diffusione dello stile Miceneo III B, e
cioè nei primi decenni del XIII secolo a. C. Questa data coincide con quella della
tradizione storica risalente ad Ellanico che colloca il passaggio dei Siculi dalla
penisola italiana in Sicilia intorno al 1270
A.C.
La formazione di un grosso abitato in una delle zone più aspre e più impervie della
Sicilia, lontano dai campi coltivabili e da qualsiasi via di comunicazione e di traffico
appare come la conseguenza di uno stato di guerra e di estremo pericolo per la
sopravvivenza.
La civiltà di Pantalica
segna , in conclusione, non una evoluzione, ma piuttosto una involuzione delle condizioni
sociali ed economiche della Sicilia.
Pantalica - le tombe
ricavate dentro le grotte -

The zone of Pantalica
contains over 5000 tombs cut into the rock, near to open stone quarries
("lautumiae"). Vestiges of the Byzantine era also remain, and particularly the
foundations of the Anaktoron (Prince's Palace).Most of the tombs date back to the period
from the 13th to the 7th century B.C.
The
necropolis extends over some 1200 m from north to south and 500 m from east to west in the
region of Sortino.In the hilly terrain (caverns and precipices) and a natural environment
of great beauty, about 5000 tombs are visible,most of which have been hewn out of the rock
face.The tombs are divided into 5 sets:
-
the north-western necropolis, with some 600 tombs in groups of 5;
- the northern necropolis, with some 1500 tombs: this is the most vast and spectacular
(dated to 1200-1100B.C.);
- the southern necropolis, between the two previousones, dating to the same period;
- the Filipporto necropolis, with around 500 tombs and the Cavetta necropolis, with around
300 tombs (the latter dates to 9th-8th century B.C.).
Archeological
research has brought to light, in this zone,vestigial remains of dwellings from the period
of Greekcolonisation. Materials of Mycenean origin andmonumental structures were
recognised, enabling the identification of the Anaktoron, or Prince's Palace.Similarly, it
has been possible to identify a period of reoccupation of the site in the 9th-10th
centuries: the zonewas in fact used for the defence against invasions of Sicily by the
Arab armies.
ingresso di una grotta - Pantalica

Pantalica, identified
as the ancient Hybla (founded, it is alleged, as Megara Hyblaea in 728 BC by a group of
colonists from Megara with the blessing of their last king Hyblon), has been inhabited
since the Bronze Age. Towards the middle of the 13C BC, the Sicani moved inland from their
original settlements in the coastal regions to a chosen site at Pantalica, for the coast
at this time was subjected to attack and regular waves of settlers, and therefore no
longer secure. The narrow valley through which ran the Anapo river, together with the
Cavagrande (which becomes Calcinara in its final section) were naturally defensible in
that they comprised two deep gorges with one means of access (the saddle of Filiporto, to
the west); furthermore, the area was provided with two rivers that were considered of
inestimable value.Today, little survives of the original town, which was probably
destroyed by the Syracusans before the foundation of Akrai in 664 BC, save for an
incredible number of tombs in the steep limestone cliffs (excavated at the cost of huge
efforts, probably using bronze or stone axes, given that iron had not yet been
discovered). New life was breathed into Pantalica by the Byzantines, who installed small
communities in rock-hewn dwellings there. It is probable that the site continued to be
occupied during the Arab and Norman periods before being completely abandoned until the
beginning of the 20C when the archaeologist Paolo Orsi began excavating.
HOME

|