Innanzitutto ringrazio chi ha votato questo tema e coloro che parteciperanno alla discussione. Ho apprezzato molto la decisione di votarlo considerata la recente perdita del Prof. Francovich, ma spero che le questioni affrontate possano soddisfare il maggior numero di utenti anche per il loro contenuto.
Vorrei coinvolgere soprattutto i medievisti del forum, che sicuramente conosceranno a fondo la città altomedievale e in particolare l’edilizia. Preferisco trattare solo i centri di antica fondazione, vista la maggior mole di studi al riguardo (anche al di fuori dell’Italia), e dal punto di vista di un particolare tipo di deposito che separa i livelli romani da quelli medievali, le cosiddette ‘terre nere’. Questi depositi sono fortemente legati ai preesistenti edifici romani e derivano in gran parte dalla rielaborazione degli strati di crollo. A loro volta sono legati alle successive abitazioni altomedievali costruite per la maggior parte in materiale deperibile. Tralascio completamente invece i centri episcopali e l’edilizia ecclesiatica in quanto richiederebbero un apposito dibattito.
Scusatemi da subito se risulterò prolisso, ma è un argomento che mi appassiona moltissimo e mi piacerebbe poterlo coprire totalmente...
Partiamo da un quadro generale delle città tardoantiche, visto che molti non sono ferrati in materia.
Fino al IV secolo la grande maggioranza degli edifici pubblici delle città romane venivano costruiti e mantenuti grazie all’evergetismo di personaggi privati appartenenti alle aristocrazie urbane e fondamentalmente dai curiali (magistrati urbani). Costruzione di templi, portici, edifici di spettacolo, terme, pavimentazioni stradali, acquedotti, manutenzione di edifici, riscaldamento delle terme… erano alcuni degli investimenti più comuni. Le opere più dispendiose (grandi complessi termali o mura) venivano costruite dai fondi civici e dagli imperatori.
Tuttavia dal III secolo si produce una serie di trasformazioni nelle strutture amministrative dell’Impero. La posizione politica e lo status dei curiali incaricati del buon funzionamento delle città si degradò progressivamente a causa della confisca dei beni delle città che passarono nelle mani dell’imperatore e dell’amministrazione imperiale e di un maggiore controllo imperiale sulle città tramite i burocrati imperiali e fondamentalmente i governatori provinciali.
Questa degradazione del ruolo dei curiali fece sì che molti aristocratici evitassero incarichi curiali (molto desiderati in periodi precedenti) e puntassero invece verso altri posti molto più convenienti, come l’amministrazione imperiale e in seguito la gerarchia ecclesiastica, che comportavano privilegi ed esazioni fiscali e fornivano una rapida ascesa sociale.
Questo cambiamento a livello amministrativo ebbe grandi conseguenze nella cultura aristocratica e nel suo modo di vita e nella fisionomia delle città. L’evergetismo privato non sparì completamente ma la popolarità e lo status dei committenti diminuirono.
I governatori provinciali e lo stesso imperatore passarono ad occuparsi della costruzione di strutture pubbliche urbane e soprattutto della loro manutenzione. L’uso di materiali di reimpiego per la costruzione di nuovi edifici diventa una prassi abituale durante l’epoca tardoantica e soprattutto nell’altomedioevo, sia per la necessità di ottenere materiali costruttivi a basso costo sia per il simbolismo legato a questi materiali.
Le nuove aristocrazie urbane investirono invece le proprie ricchezze nell’ambito privato costruendo lussuose residenze urbane e comprando numerose proprietà terriere dove edificarono monumentali ville rurali, simbolo della loro ricchezza e del loro potere.
Le uniche città che sembrano aver beneficiato di questi cambiamenti furono soprattutto le capitali imperiali (Treviri, Milano, Ravenna, Sirmium, Antiochia …) grazie alla committenza imperiale e alla presenza di numerosi aristocratici legati alla corte.
Per le città che non erano legate all’amministrazione imperiale una delle conseguenze più significative di questa crisi delle élites civiche fu una relativa perdita di controllo degli spazi pubblici delle città, che furono occupati dalla popolazione urbana sia usurpando spazio pubblico (strade, portici), occupato per l’espansione di residenze private, sia rioccupando alcuni spazi pubblici (edifici, portici) come habitat residuale.
Ora però mi fermo...aspetto commenti! Gli approfondimenti alle prossime puntate!;-) Bella!