Ciao a tutti! Trovo l'argomento molto interessante (in effetti l'avevo anche votato), perchè sono certo che la perseveranza nei cosiddetti "scavi urbani" nelle città a continuità di vita dall'antchità al medioevo abbia ancora molto da dire.
Tra tutti gli spunti che in questi primi interventi sono usciti fuori, mi permetto di intervenire (in ordine sparso) al riguardo di alcuni di essi.
Partendo da uno degli ultimi, ovvero sull'uso delle terme: è innegabile che nel passaggio dal tardoantico all'altomedioevo avviene una modificazione delle strutture, che si rimpiccioliscono a confronto con le più grandi strutture di età imperiale. Una risposta soddisfacente a questo fenomeno deve ancora venire, per quanto il dato archeologico sia inequivocabile. Secondo il mio parere, la chiave di lettura è nel cambiamento di mentalità operato a partire dalle indicazioni fornite dalle gerarchie ecclesiastiche: in effetti, non erano le terme in quanto tali ad essere condannate, ma il loro uso quale luogo di divertimento, di spasso (insomma, secondo il loro uso "more antiquo"). L'esigenza di igiene personale non venne mai meno (nonostante il sorpassato ma mai abbandonato clichè del "medioevo sporco"): la presenza accertata nelle più grandi città di numerosissimi balnea, piccoli ambienti "termali" adibiti unicamente alla pulizia del corpo, e le ridottissime dimensioni non avrebbero altrimenti consentito, testimoniano forse il cambiamento di mentalità cui facevo riferimento sopra: non è che l'uomo medievale smetta di lavarsi, probabilmente smette di farlo insieme ad altri, cessando in questo modo la funzione sociale delle terme (che poi era ciò che le gerarchie ecclesiastiche si attendevano). Al riguardo, ricordiamo che il Liber Pontificalis attribuisce la costruzione di strutture assistenziali provviste di balnea a diversi pontefici per tutto l'alto medioevo (tanto per citare forse i due interventi più celebri, ricordiamo quelli di Simmaco e Adriano I): queste strutture erano per lo più rivolte a pellegrini e poveri, il che lascia sottinteso che i "non poveri" potevano provvedere autonomamente a questo servizio.
Proprio a proprosito di questo argomento, durante la recente settimana di studi sull'altomedioevo di Spoleto (CISAM), si è svolto un interessante intervento di F.R. Stasolla: purtroppo per gli atti bisognerà attendere un annetto.
Per quanto riguarda la fortificazione delle città, le indicazioni di Archeochicca sono sostanzialmente esatte (esiste un quarto tipo: città che, oltre alle fortificazioni perimetrali, prevedevano un castum interno). Quello che però bisogna ricordare, è che in realtà in Italia, e in generale in tutto l'occidente, è molto raro trovare la doppia cerchia di mura ("circuito murario e circuito antemurale", come da Archeochicca): questo tipo di fortificazione è molto comune in Oriente, a partire da Costantinopoli, che di circuiti murari ne avrebbe addirittura tre. In Occidente la mancanza di questa doppia cerchia di mura significò che in caso di pericolo era la città stessa, intesa come tessuto urbano, ad ospitare profughi e bestiame vario dalle campagne.
In proposito mi piace ricordare uno dei casi nei quali il pregiudizio sul medioevo ha portato a lungo a fraintendere la lettura di un passo di Procopio (De Bello Gothico): quando l'autore, parlando della città di Roma in occasione delle guerre greco-gotiche, dipinge il quadro di una città invasa dalle erbe, che crescevano nei molti spazi in disuso, non sta dipingendo l'immagine di una città distrutta, abbandonata nella sua gestione. Dipinge semplicemente l'immagine di una città che, di fronte alla necessità di sfamare _anche_ il bestiame di coloro che si rifugiavano in città, sfruttava ogni suo spazio a questo scopo.
Questa piccola digressione, per quanto pittoresca, è anche molto utile perchè dipinge in maniera assai netta quali fossero le conseguenze cui andava incontro, in caso di assedio prolungato, una città priva della doppia cerchia di mura.
Infine, una domanda per Brado (mi permetto di quotarti per semplicità):
Quote:
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L’uso di materiali di reimpiego per la costruzione di nuovi edifici diventa una prassi abituale durante l’epoca tardoantica e soprattutto nell’altomedioevo, sia per la necessità di ottenere materiali costruttivi a basso costo sia per il simbolismo legato a questi materiali.
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Che cosa intendi dire con il "simbolismo" legato ai materiali di reimpiego?