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leda
Mario, visto che hai letto l'introduzione di Omero nel Baltico, mi piacerebbe sentire le tue confutazioni
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Volentieri. Vinci parte dal problema della geografia omerica, che secondo lui sarebbe inconsistente e contradditoria (una vecchia questione), e poi ha "un colpo di genio" leggendo Plutarco che afferma nell'opera:
De facie quae in orbe lunae apparet che l'isola di Ogigia e' situata nell'Atlantico a 5 giorni di navigazione dalla Britannia. Dopo di che "scopre" che ambientando i poemi omerici in Scandinavia la geografia quadra, e di qui deriva la sua teoria.
Innanzitutto il "problema" della geografia omerica e' un classico falso problema. L'Iliade e l'Odissea sono due poemi nei quali sono confluite saghe di un'epoca precedente al periodo in cui visse Omero (del quale sappiamo quasi nulla, diciamo il poeta o i poeti che hanno sistemato i poemi), tramandate per via orale. Senza dubbio queste saghe hanno una qualche radice storica (analogamente alle saghe medioevali come la Chanson de Roland) tuttavia sono composizioni letterarie di tipo mitologico e fiabesco. I greci avevano un'idea molto approssimativa della geografia del Mediterraneo. Omero sembra che sia vissuto intorno al VIII secolo a.C. A quei tempi, la geografia si conosceva per sentito dire dai marinai, le distanze erano espresse in giorni di navigazione, tutto era approssimativo. E non e' detto che Omero o chi per lui, fosse un uomo di mare.
Pertanto la geografia omerica e' una geografia fiabesca, nella quale non ha alcun senso cercare di identificare le tappe dei viaggi di Ulisse, come fu fatto nell'Ottocento. E' un'ambientazione mediterranea, chiaramente, ma fantastica, e quindi non ha assolutamente senso parlare di "contraddizioni".
Vinci ha il suo "colpo di genio" leggendo l'ubicazione dell'isola di Ogigia nell'Atlantico secondo Plutarco. Con tutto il rispetto, quale informazione in piu' poteva avere Plutarco per affermare una cosa simile?
Vinci sostiene che i poemi omerici sarebbero in realta' dei ricordi tramandati di un'epica scandinava, in quanto la civilta' micenea discenderebbe da una piu' antica civilta' del bronzo scandinava. Gli scandinavi, sempre secondo Vinci, sarebbero migrati al Sud, conquistando la Grecia, dopo un cambiamento climatico nel Nord Europa, che avrebbe acquisito un clima piu' freddo.
Anche se e' accettato che i popoli che invasero la Grecia arcaica e che fondarono la civilta' micenea fossero originari dell'Europa continentale, si tratta ovviamente di processi migratori lenti iniziati nella preistoria. Non esiste nessuna prova di una cosi' recente migrazione di una civilta' del bronzo dalla Scandinavia alla Grecia. Le analisi genetiche fatte sui greci moderni indicano chiaramente che sono Sud-Europei e sono molto distanti dagli Scandinavi. Inoltre, la civilta' del bronzo e' comparsa piu' tardi in Scandinavia, quando la civilta' micenea era gia' sviluppata. Non mi risulta che in quelle epoche gli Scandinavi avessero sviluppato una navigazione a vela pari a quella delle civilta' del Mediterraneo.
Trovo ridicoli i riferimenti ai Vichinghi, una civilta' sviluppatasi circa 2000 anni dopo le epoche delle quali stiamo parlando.
Assolutamente ridicoli sono poi gli accostamenti etimologici tra i toponimi omerici e quelli scandinavi. Questi ultimi infatti risalgono al periodo della colonizzazione dei Vichinghi, cioe' intorno al 800 d.C.
Vinci colloca l'isola di Calipso nell'arcipelago delle Faroer, sostenendo che una di queste avrebbe un nome di "tipo greco": Mykines.
Non ho parole per descrivere la puerilita' di una affermazione simile. Le isole Faroer (anzi le isole Far, dato che oer vuol dire isole) erano deserte fino alla colonizzazione vichinga (sempre 2000 anni dopo Ulisse) e Mykines e' un nome celtico. Non ha assolutamente nessuna relazione con il greco, anche se al "genio" di Vinci probabilmente suona come Mykonos e quindi sembra greco.
Una concezione veramente infantile dell'etimologia. Con la stessa logica si potrebbe affermare che il toponimo svedese Kivik (che in svedese si pronuncia "civic"), potrebbe essere collegato al latino civicus. Cosi', ovviamente, non e' (la radice vik significa "baia" e si trova in molti toponimi delle coste scandinave)
Altrettanto ridicolo e' sostenere che la descrizione ambientale dei poemi omerici sarebbe poco mediterranea, perche' c'e' nebbia, il mare e' spesso "livido", i personaggi sono spesso intorno al fuoco, hanno freddo etc. Anche queste descrizioni appartengono al Mediterraneo (Vinci dimostra in questo una visione del Mediterraneo formata sui depliant turistici) e poi, prima l'autore sostiene che a quell'epoca la Scandinavia aveva un clima mite, poi usa riferimenti climatici dell'attuale Scandinavia per provare la sua tesi.
Nei poemi omerici, fauna e flora sono tipicamente mediterranei. Troviamo buoi, pecore, la vite, il vino, l'olio d'oliva, il melograno, i fichi. Non troviamo l'allevamento delle renne, che nelle regioni scandinave e' stata praticata fin dalla preistoria.
Omero chiama Atena la dea "dagli occhi azzurri (glaukopis)". Questo epiteto e' usato continuamente, quasi ossessivamente. Spesso la chiama solo cosi', la dea dagli occhi azzurri. Se questo epiteto e' talmente messo in evidenza, non penso che tra i personaggi omerici gli occhi azzurri dovevano essere cosi' frequenti. Certamente una dea dagli occhi azzurri non avrebbe fatto notizia in Scandinavia.
In conclusione, a me l'ipotesi di Vinci non sembra affatto affascinante. Mi sembra invece alquanto campata in aria, senza metodo, sviluppata ignorando molte questioni fondamentali di storia antica, filologia classica, linguistica, genetica delle popolazioni, etc.
Non vedo nessuna differenza tra il suo metodo e quello della fantarcheologia
Saluti
Mario