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Vecchio 05-May-2007
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lama su Visualizza Messaggio
Sinceramente sono rimasto veramente sorpreso da quello che state scrivendo, perchè da noi, in Svizzera, non mi sembra (parlo della mia esperienza) che ci si faccia tutti questi problemi...

Archeologi con i caschi non ne ho mai visti, se non in casi eccezionali (grotte, ponteggi,...), per quanto riguarda le scarpe, che io sappia non ci sono regole, basta che siano comode (e questo spesso significa "da ginnastica") . . .

Non farò commenti sul livello di tutela archeologica mediamentre vigente nella Confederazione Elvetica, né sulla asfaltatura dei siti etruschi.

Mi limito al discorso sulla sicurezza.

La stragrande maggioranza degli Archeologi in Italia opera all'interno di cantieri edili, dove è chiamata ad intervenire in relazione alle interferenze di opere moderne con presenze stratigrafiche antiche.

Le condizioni "ambientali" nelle quali l'Archeologo prevalentemente opera presentano pertanto rischi per la salute che non sono solo legati alla indagine archeologica in sè.

L'Archeologo può sì farsi male per un piccolo crollo di una struttura antica in corso di scavo o per la presenza di manufatti antichi appuntiti o taglienti -può succedere, ma oggettivamente è raro- può sì capitargli di lesionarsi usando maldestramente degli attrezzi o degli utensili (dal semplice piccone al martello elettropneumatico, al ribaltabile dei cassonetti in acciaio), ma soprattutto egli si espone a rischio per la presenza intorno a lui di lavorazioni in corso o residui di lavorazioni da parte di terzi (tipicamente la "mascella" di legno con i chiodi abbandonata dai carpentieri o cose simili).

Non solo, ma di pari passo con l'evoluzione della cultura della sicurezza sul lavoro all'interno dell'Unione Europea, in Italia è in corso una forte opera di sensibilizzazione dei lavoratori e di responsabilizzazione di datori di lavoro e committenti nei confronti dei piccoli incidenti sul lavoro (i cui costi sociali a livello di giornate lavorative perse, cure mediche e sussidii, erano arrivati negli anni passati a livelli insostenibili).

L'esperienza mia personale di oltre un quarto di secolo di attività su cantieri archeologici mi conferma che il rischio di lesione traumatica agli arti inferiori ed in particolare ai piedi è di gran lunga la prima causa di incidente sul lavoro per l'Archeologo e che essa è risultata vistosamente diminuita da quando (grosso modo ai tempi dei cantieri per le infrastrutture dei Mondiali di Italia'90) è diventato normale per l'Archeologo l'uso di calzature antinfortunistiche (in particolare antiperforazione ed antischiacciamento).

Colleghi inglesi mi dicono che nel Regno Unito non solo casco e scarpe di sicurezza sono assolutamente uno standard, ma anche il giubbotto ad alta visibilità viene percepito come dispositivo di protezione individuale abbastanza consueto (e anche in Italia il problema della visibilità dell'Archeologo in presenza di mezzi di cantiere in movimento si sta ponendo seriamente).
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