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Vecchio 06-May-2007
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Cerebia Visualizza Messaggio
. . . Finchè si parla di pozzolana, sabbia e terra di riporto non ho alcun problema, ma quando emergono terreni particolari non posso che affidarmi all'esperienza dei miei operai, ma talvolta non basta tanto che le descrizioni risultano essere superficiali. . .
Forse non è così importante la definizione dei vari tipi di deposito.
Cioè, lo sarebbe anche, ma presumo che -dato il tipo di intervento molto veloce- sia prioritario piuttosto che descrivere minuziosamente riuscire a capire le modalità di formazione del deposito: quindi distinguere una formazione naturale da una artificiale, una sedimentazione progressiva da un butto caotico istantaneo, un crollo da un riporto macerioso, una sovrapposizione di riempimenti differenziati ma dinamicamente unitari da buche che tagliano altre buche.

E soprattutto cercherei sempre di dare una risposta alla domanda "si riesce a vedere a quale quota camminavano?

Guarderei insomma più a quello che riesco a capire su "cosa è successo lì" (che naturalmente sarà una capacità sempre più smaliziata man mano che l'esperienza aumenterà) che non alla pura descrizione meticolosa.

Poi, per garantire quel minimo di proprietà di linguaggio nella descrizione oggettiva, mi atterrei semplicemente al vecchio manuale "Norme per la Compilazione della Scheda del Saggio Stratigrafico" (direi a cura di Parise Badoni e Ruggeri Giove e se non sbaglio edito nel lontano 1985).

Comunque cercherei sempre e continuamente di parlare e scambiare opinioni con quanti più colleghi possibile.
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