Discussione: archeologia sociale
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Vecchio 06-May-2007
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Karl Karl Non in Linea
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Ah. Ma sì che lo saprai... Solo che magari in questo momento non colleghi (in Renfrew, Bahn c'è un capitolo dedicato all'archeologia sociale per esempio). Anche perchè in Italia non è che si adottino poi troppo queste distinzioni, che del resto secondo me possono essere utili magari su un piano "analitico" o "didattico", ma poi nella pratica... Che io sappia per archeologia sociale si intende solitamente quel filone di studi o indirizzo di ricerca che tenta di ricostruire l'organizzazione sociale o socio-politica, o anche socio-economica, delle società antiche, in particolare per quei periodi in cui mancano le fonti scritte (per cui pre e protostoria), oppure anche per i periodi storici però ovviamente con le fonti e i metodi tipici dell'archeologia. Tra i metodi alla base solitamente c'è l'archeologia insediamentale. Per cui si usano le surveys (o le si progettano apposta) per cercare di verificare se esista per esempio un'eventuale gerarchia negli insediamenti di una data regione o per ricavare modelli insediamentali (se per esempio i siti si distribuiscono attorno a una località centrale come una città o un grande villaggio, dalla quale magari dipendono). Per far ciò generalmente ci si aiuta con modelli presi a prestito dalla Geografia. In particolare vengono ancora utilizzate la teoria del "central place" di Christaller e i poligoni di Thiessen (chi ha dato l'esame di geografia probabilmente si ricorderà qualcosa...). Più recentemente il modello XTENT.
Nella classificazione delle società invece si ricorre a modelli antropologici: bande, tribù, chiefdom, stati. Con ulteriori affinamenti e sfumature possibili. Tuttavia tale "dipendenza" dall'antropologia più recentemente è stata criticata, non tanto per questioni "ideologiche", o comunque non solo, ma perchè trattasi di modelli ricalcati su casi etnografici che, di fatto, non sono mai sfociati in una formazione statale vera e propria. Per cui non è tanto l'esistenza di un'organizzazione in bande o tribù o chiefdom che viene criticata, quanto il fatto che dalla banda o quanto meno dal chiefdom si passi allo stato secondo un'evoluzione progressiva e scontata. Insomma come se il chiefdom fosse uno stato in embrione. Il passaggio dall'una all'altra forma avverrebbe in sostanza senza grandi scossoni ma secondo una transizione molto più graduale, al cui interno nella maggior parte dei casi non c'è posto per una "rivoluzione urbana", pur con tutte le cautele del caso. Critiche in tali direzioni sono state fatte per esempio da Liverani (in Uruk. La prima città), da Yoffee, e altri (per quanto possa importare personalmente io condivido le critiche).
Altri aiuti fondamentali sono quelli che provengono dall'etnoarcheologia, dall'analisi spaziale, delle attività svolte all'interno di un insediamento e dello sfruttamento del territorio anche circostante, dall'archeologia funeraria per cercare di individuare se esistono eventuali differenze sociali, di status ecc., e altro ancora (ci sono per esempio mezzi più adatti per cogliere l'organizzazione di supposte società di banda, altri migliori per le società statali, e così via). Quando è il caso e se c'è la possibilità si può ricorrere alla statistica con analisi fattoriali e cluster analysis, che sostanzialmente servono a mettere in relazioni i vari ritrovamenti e manufatti. Quando si hanno parecchi ritrovamenti, ben studiati e quindi divisi in classi ecc. (e sempre se stratigrafia e processo di formazione lo permettono), si possono per esempio ricavare dei coefficienti per vedere se le funzioni di due stanze di un edificio sono, in base appunto agli oggetti ritrovati, simili oppure no, o fino a che punto lo sono, e cose di questo tipo.
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