Guarda Bacco... sarà che la formazione in qualche modo ci accomuna (provenendo dal corso di laurea in storia ed essendo una buona metà del mio percorso da storico "puro"), ma sono sontanzialmente d'accordo. Mi sono trovato più volte a riflettere (e se mi è concesso "soffrire" anche, oltre che innervosirmi) sui problemi che sollevi, e con particolare sensibilità verso il "cortocircuito" mass-mediatico: giornalisti che si improvvisano storici, beceri "revisionismi" strombazzati in maniera sensazionalistica e col gusto della caccia allo "scandalo" tanto per far notizia, delicati problemi storici trattati nei salotti televisivi con la tecnica della par condicio, facendo passare il senso comune secondo il quale, per esempio e prendendo la cosa più clamorosa, se insegno l'evoluzionismo allora devo insegnare anche il creazionismo, e via discorrendo. L'appiattimento verso il basso certamente non fornisce strumenti per poter filtrare criticamente e ribaltare tale senso comune oramai ampiamente diffuso, ma anzi contribuisce a diffonderlo. D'altro canto capisco bene le esigenze, economiche ma non solo, di catturare quanto più pubblico possibile, nella divulgazione così come nei musei. E ci mancherebbe altro... Tuttavia certo, se la divulgazione semplifica eccessivamente, diffonde il messaggio che tutto sommato sì... è robetta da poco, non richiede impegno (nè professionalità), basta leggiucchiare qua e là qualcosina. Se non stimola, non punzecchia, non provoca (reazioni, approfondimenti, dibattiti); se non contribuisce a diffondere e produrre conoscenza e cultura, e non solo a riprodurre cultura di massa... Allora secondo me sì, fallisce il suo compito e la cattura di un ampio pubblico per quanto economicamente gratificante costituirà però un bel magro bottino...
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