Quote:
astracedi
. . . alcune informazioni aggiuntive la Pedologia la può sempre fornire: es. capire se la sedimentazione è avvenuta in suoli anticamente umidi o secchi, se c'era vegetazione e di che tipo...
Personalmente poi la figura del geoarcheologo mi sembra una superspecializzazione forse superflua, se solo nel piano di studi di un futuro archeologo si ponesse un poco più di attenzione a questi aspetti "geoarcheologici".
D'altra parte un geoarcheolgo è un geologo che ha avuto diverse esperienze di collaborazione con archeologi, oppure un archeologo che ha affrontato più spesso di altri certi problemi.
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Allora ... la verità è che siamo tutti d'accordo sul fatto che con un approccio geoarcheologico emergono dati interessanti.
La questione che io pongo è se questo tipo di indagine possa essere legittimamente considerata "archeologica".
Sembra una questione di lana caprina, ma in realtà ha dei risvolti pratici piuttosto notevoli.
Che lo studio della pedologia e sul paleoambiente sia scientificamente rilevante non ci sono dubbi. Quando una indagine di questo tipo fosse strettissimamente legata ad una specifica e circoscritta problematica archeologica (chennesò, mettere in relazione episodi esondativi attestati localmente con spostamenti di un antico insediamento o con modifica di tecniche costruttive) la pertinenza archeologica verrebbe fuori lampante.
Ma quando parliamo più in generale, perché una perizia ministeriale per scavo archeologico dovrebbe prevedere oneri per disporre sul cantiere di una competenza specifica che operi a tappeto?
E per tornare più letteralmente al topic della discussione: quale peso potrebbe essere dato ad un sistematico riconoscimento delle tipologie del terreno?
Come si fa a dire che lo studio (benemerito) della pedologia e sul paleoambiente rientra nella tutela archeologica, quando sia gli strumenti legislativi che il sentire comune (e non solo della gente, ma anche dei pubblici funzionari) sono legati al concetto di bene archeologico come manufatto e a mala pena siamo riusciti in questi anni ad affrancarci (e nemmeno dappertutto) dall'idea di stratigrafia come "contenitore di reperti" per passare appena appena a quella di stratigrafia come "contesto dei reperti"?
Insomma, allo stato attuale si tratta di un "di più" che passa in relazione ad un ritrovamento archeologico materiale piuttosto notevole; se no no.
E guardate che il mio non è proprio un atteggiamento di rifiuto.
E' che secondo me il "cavallo di Troia" per far entrare la geoarcheologia nello scavo archeologico finora non l'abbiamo ancora costruito; finora abbiamo solamente bluffato.