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Vecchio 12-May-2007
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Vediamo se mi riesce di far notare la differenza.

In Emilia Romagna non abbiamo sistemi di telerilevamento. Non abbiamo soldi per un progetto così ambizioso.
Però in anni ed anni di lavoro capillare le aree archeologiche sono state su buona parte del territorio regionale individuate, delimitate, assoggettate a norme di tutela da parte degli Enti Locali. Solo pochissime sono vincolate direttamente ai sensi della normativa nazionale, con la "notifica" prevista dal D.Lvo 42/2004. Oltre a queste le altre più importanti e più estese sono comunque mappate e assoggettate a vincolo di inedificabilità con Legge Regionale (parliamo di parecchie decine di siti), molte altre di rilevanza più locale sono rientrate nei "Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale", comunque tutte quelle note vengono quasi ovunque (ma per la verità Amministrazioni ancora refrattarie ci sono pure) man mano recepite nei "Piani Strutturali" dei Comuni (i vecchi "PRG") i quali danno al Cittadino ragione di una zonizzazione differenziata per livello della potenzialità (o del "rischio", dipende dal punto di vista), imponendo conseguentemente obblighi di tutela archeologica in capo a chi vorrebbe costruire.

Va capito che un sistema di questo genere richiede soprattutto una forte e trasversale credibilità politica degli Archeologi, che devono convincere i Politici della necessità di scelte scomode, ma che gradualmente vengono solitamente comprese e condivise dalla maggior parte dei Cittadini.

Con un presupposto del genere (cioè avendo predisposto preventivamente sia di mappature capillari, sia degli strumenti giuridici locali differenziati per livello di importanza archeologica) un eventuale telerilevamento consentirebbe di sapere in tempo reale se un sito sta subendo una modificazione importante dello stato dei luoghi ed intervenire in maniera proporzionata.
In realtà allo stato attuale il "controllo" avviene comunque in maniera piuttosto efficiente attraverso i Comuni, i loro Uffici Tecnici e i semplici Vigili Urbani.

Ora, se andiamo sul sito istituzionale "piano_regolatore" del Comune di Cosenza -comune che si fa gran vanto dell'ultramoderno sistema di telerilevamento archeologico- e scarichiamo le "Norme Tecniche di Attuazione del PRG" o il "Regolamento Edilizio", scopriamo che l'unica forma di tutela archeologica prevista (Art. 37 delle NTA) è ricordare ai Cittadini che devono rispettare la normativa nazionale: nessuna zonizzazione, nessuna procedura, nessuna previsione di accertamenti o tutele a carico del costruttore.
Tante grazie. Sono buoni tutti così.

In questo modo i politici locali non si rendono antipatici a chi vuole costruire senza regole, ma la tutela archeologica non si fa (perché la Soprintendenza si troverà di fronte al fatto compiuto e dovrà decidere su due piedi se fermare con i Carabinieri un cantiere edile in corso o rinunciare a tutelare, non essendo invece stata minimamente interpellata quando magari era ancora possibile cambiare un progetto, spostare delle cubature o dissuadere senza troppi drammi una edificazione inopportuna). Poi per togliersi un po' di peso dalla coscienza quelli del Comune di Cosenza telerilevano.

Ultima Modifica di Mdd : 12-May-2007 15:24.
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