Molto interessante Marco!
Aggiungo una curiosità che può essere uno spunto di riflessione...
Quando nel 1856 si scoprì il primo scheletro di Neandertal si aprì un dibattito sul significato del ritrovamento. Schaffausen, professore di anatomia dell'università di Bonn era convinto che si trattasse di una nuova specie e pubblicò la sua tesi corredata di disegni dettagliati delle ossa. In Inghilterra la sua tesi venne accettata immediatamente e nel 1864 il geologo W.King definì una nuova specie umana, Homo neanderthalensis, mentre in Germania era predominante l'idea di F Mauer, collega di Shaffhausen, che riteneva il cranio appartenente a un individuo colpito da deformazioni patologiche.
Nuovi ritrovamenti dimostrarono che Mayer era in torto, soprattutto la sepoltura di La Chapelle-aux-Saints e la relativa pubblicazione M. Boule del 1911. Egli cadde però in un grossolano errore: non si accorse che lo scheletro presentava segni di artrite deformante sulla colonna vertebrale e attribuì ai Neandertal un'andatura non eretta, sottolineando i caratteri scimmieschi.
Il caso è significativo di come l'interpretazione dell'archeologo-antropologo sia importantissima nell'analisi dei resti fossili.
Però certe volte mi pare assurdo che siamo arrivati ad avere questa tecnologia partendo dalle pietre. Non sto chiamando in causa un dio o Atlantide, solo mi pare una cosa strabiliante...
