Volevo continuare la discussioe su un punto toccato da (mi pare) Lama su, ovvero il fatto che sembra che la paleoantropologia sembri soffermarsi soprattutto sui crani.
In primo luogo non si può certo dire che le altre ossa vengano trascurate, tutt'altro, è però vero che dai crani (o frammenti di esso) si hanno più informazioni.
Innanzi tutto i crani, o almeno parte di essi, si conservano meglio di altre parti scheletriche; questo perché è in larga parte composto da ossa non spugnose, come le parti distali delle ossa lunghe (testa del femore, p. es.) e presenta spessori maggiori di quelli delle stesse ossa lunghe. Inoltre, come semplice massa, il solo cranio corrisponde a circa 1/5 dell'intero scheletro. Naturalmente il ritrovamento di crani integri è estremamente raro, ma lo è di meno quando ritrovato in frammenti che necessitano di una successiva ricostruzione a mo' di puzzle.
Inoltre il cranio contiene i denti che sono in assoluto le strutture biologiche più resistenti alla decomposizioine e all'erosione: in percentuale si trovano un numero spropositato di denti, rispetto alle altri parti scheletriche. Questo però non è un male. Infatti dalla morfologia dei denti (numeri e poszione delle cuspidi, spessore della corona, ecc) si ricavano un a mole notevole di informazioni dalle quali è possibile desumere comportamenti alimentari, età, stato di salute... Inoltre la morfologia dentaria presenta una notevole costanza intraspecifica, cosicché da un singolo molare è spesso possibile capire la specie di appartenenza. Questo è vero non solo in paleoantropologia ma in tutta la paleontologia dei vertebreti tanti che le rappresentazioni delle linee filetiche dei vari gruppi animali sembrano spesso linee filetiche di denti.
Segnalo a proposito: Mallegni, F., "Denti", LTU-Guarguaglini, Pisa, 2001
Dello stesso autore e stesso editore, c'è anche un libro che però non conosco, che dovrebbe essere uno dei più recenti manuali generali di Paleoantropologia: Mallegni, F., "Come eravamo. l'evoluzione umana alla luce delle più recenti acquisizioni", LTU-Guarguaglini, 2004. Ecco il sito:
Francesco Mallegni - Come Eravamo - LTU testi scientifici
Il cranio, in generale, presenta un numero di informazioni decisamente superiore a quello offerto da altre parti scheletriche: basti pensare che il bipedismo si può vedere dalla forma del bacino o della testa del femore, ma può essere sufficiente vedere forma e posizione del foramen magnum.
Eppoi, oltre all'evidentissima importanza del volume cerebrale e (quando è possibile) delle impronte delle circonvoluzione corticali, il cranio presenta una serie di altre preziose informazioni: forma del palato (importante per la forma della faringe e quindi della capacità fonetica), del naso (es. adattamento al clima freddo dei neanderthal), cresta occipitale (muscolatura massiccia nel collo, indice di una più generale conformazione muscolare), eventuale cresta saggitale, angolo di progratismo, thorus periorbitale, larghezza dell'arco zigomatico, presenza o meno di zigomi promimìnenti, angolo mandibolare, rapporto cefalico, mento sfuggente o meno, profondità e forma della cavità oculare, diastemi dentali, ecc, ecc, ecc. Sono cioè numerosissimi i punti di riferimento utili – oltre che a determinare specifici aspetti funzionali – ad una morfometria che è alla base della classificazione tassonomica: sono probabilmente di più i diversi indici misurabili sul solo cranio che sull'insieme del resto dello scheletro.
Non devee quindi stupirci che le analisi tassonomiche per la determinazione delle specie umane si basino in buona parte (ma non solo) sui resti cranici.
Se di H. sapiens idalthu (rimando al sito suggerito da Milena) avessimo solo altre parti scheletriche ma non il cranio, ho seri dubbi che sarebbe stato considerato come una sottospecie separata da H. sapiens sapiens.