Mi scuso se rispondo solo ora all'interessante thread di Marcello.
Premetto che parto dal preconcetto, comunque condiviso da altri, che i nuraghi erano soprattutto architetture militari.
Ciò considerato, credo che le premesse per uno studio del modello di insediamento presentino alcuni complicazioni, rispetto a quanto postato da Marcello. In particolare mi trovo alquanto perplesso nello schema proposto sulla teoria del sito centrale. Non che questo sistema non possa avere la sua validità ma la distinzione gerarchica tra nuraghi complessi e monotorri potrebbe non essere così categorica.
Mi spiego meglio...
Innanzitutto credo che il territorio da prendere in esame debba essere circoscritto in considerazione delle caratteristiche geografiche e geomorfologiche di una certa area e non seguendo gli arbitrari confini amministrativi moderni. Intendo cioè che probabilmente vanno considerati i possibili confini naturali degli antichi territori, cioè fiumi e valli, creste collinari/montuose, eventuali zone franche, come un bosco, un'area semidesertica ecc.
Andranno poi distinte le aree economicamente importanti (cioè da difendere) da quelle che non lo sono o lo sono di meno; ecco che andranno individuate, ove possibile ipotizzare situazioni passate) le fonti d'acqua, le zone coltivabili, zone di pascolo (dove erano presenti gli armenti), eventuali zone minerarie, fiumi navigabili o altre vie di comunicazione, ecc.
Ed infine andranno valutati gli insediamenti conosciuti.
Consideriamo poi le diverse funzioni di una struttura difensiva:
1) Punti di osservazione protetti, cioè torri di avvistamento. I nuraghi più piccoli e più esterni (in questo confermando il modello del sito centrale) potrebbero avere questa funzione di controllo dei confini. Unico compito della piccolissima guarnigione (potrebbero bastare 3-4 uomini) sarebbe quello di osservatori e di segnalare, forse con fuco e fumo, l'eventuale sconfinamento; potrebbero altresì dover difendere la stessa torre (che per sua stessa struttura è difendibile da pochi uomini) anche se generalmente l'attaccante, per evitare spreco di tempo e risorse, preferisce ignorare fortificazioni che non rappresentano un pericolo per la propria avanzata né contengono beni.
2) Rifugio, ovvero un'architettura con scopi esclusivamente difensivi. Qui si rifugiano forze militari attaccate da forze soverchianti, oppure anche la popolazione locale o parte di essa. Qui possono inoltre essere protetti i beni preziosi come il raccolto od oggetti metallici. Le truppe saranno in numero limitato, ma sufficienti ad una difesa prolungata da attacchi consistentii.
Possono rientrare in questa categoria sia alcune torre singole (magari di una certa dimensione), nel caso che non debbano proteggere al loro interno anche la popolazione; i nuraghi complessi, invece, potevano forse ospitare anche una parte della popolazione (donne ed anziani? oppure solo gli uomini validi al combattimento?), ma difficilmente tutta la popolazione dell'area circostante, che doveva forse trovare rifugio nei boschi o altri luoghi impervi.
3) Roccaforte, cioè un centro di difesa attiva. La guarnigione posta a sua difesa deve essere grande a sufficienza da permetterne l'efficace difesa ma anche tanto grande da poter rappresentare una spina nel fianco per l'attaccante. Un guarnigione, cioè, in grado di uscire e difendere attivamente il territorio, con sortite, imboscate, tagliando le linee di comunicazione del nemico, fino a permettere di radunare truppe sufficienti ad una battaglia campale.
Visto che al suo interno si trova una guarnigione considerevole, in tempo di pace le roccaforti rappresentano anche un centro di potere, permettendo il controllo militare sulla popolazione locale.
I nuraghi complessi rientrano senz'altro in questa categoria.
Naturalmente le tre funzioni sono a volte sovrapponibili nella stessa struttura e se andiamo a considerare la relazione delle fortificazioni con il paesaggio le cose si complicano ulteriormente...
Il caso più ovvio di interazione tra geografia e fortificazioni è quello della difendibilità naturale di un certo posto: a pari necessità di efficienza nella difesa, un nuraghe posto in cima ad un picco roccioso potrà essere assai più piccolo e con guarnigione ridotta rispetto ad uno in pianura.
Facciamo qualche altro esempio di rapporto con il territorio geografico.
Il grosso degli insediamenti saranno vicino alle aree coltivabili; qui ci sarà probabilmente una fortificazione atta a difendere (in maniera passiva o attiva?) il raccolto e forse anche la popolazione o una sua parte. Ipotizziamo ora l'esistenza di un centro estrattivo; il re, il capo tribù, il capo del chiefdom o chiunque altro a capo della comunità, potrebbe decidere che questo merita una difesa passiva assai robusta ed ecco che il nuraghe complesso trova qui la sua collocazione, inoltre il grosso delle truppe possono partire da qui per il controllo attivo del territorio, o ancora, ecco che possono esserci nello stesso territorio due o più nuraghi complessi (per difesa attiva e/o passiva) di cui solo uno sede del capo della comunità e centro di potere.
Quest'ultimo potrebbe anche essere più piccolo di quello che protegge il raccolto, perché sufficiente per proteggere beni di piccoli dimensioni (es. metalli) con guarnigioni sparse su diverse roccaforti.
Naturalmente la stessa cosa vale nel caso di un emporio commerciale (ad es. sulla costa), o di una linea di comunicazione (es. un fiume navigabile).
Poniamo poi l'ipotesi di un'area particolarmente ricca (terreni coltivabili, zona estrattiva, ecc.) periferica rispetto all'intero territorio. Ecco che la roccaforte non sarà al centro ma periferica, forse nella stessa posizione dei piccoli nuraghi per l'avvistamento.
Anche in caso di assenza di zone importanti da difendere lungo la periferia, queste potrebbero essere presenti in un territorio nemico confinante, con la relativa presenza sui suoi confini di roccaforti. A fronteggiare queste potrebbero essere quindi poste fortificazioni importanti, anche solo a protezione dei confini.
Nella definizione degli antichi confini potrebbe essere utile studiare la disposizione dei nuraghi rispetto alla morfologia dei rilievi. Se si riescono ad individuare due nuraghi come appartenenti a territori diversi (in base alla relazione con altri nuraghi), se si fronteggiano da versanti opposti il confine correva nel fondovalle. Più utile, ai fine della delimitazione del territorio, il caso in cui due nuraghi non si fronteggino direttamente ma fra i due si frapponga un rilievo: in questo caso il confine correrà su questo rilievo o lo stesso sarà una zona di nessuno.
Bisogna infatti considerare che all'interno del proprio territorio, al fine di non avere zone scoperte, possibile linea di infiltrazione nemica, tutti i nuraghi dovrebbero essere in contatto visivo con quelli circostanti... Se questo non avviene siamo di fronte ad un confine (o ad un nuraghe intermedio di cui non è rimasta più traccia).
La disposizione delle torri di avvistamento, quindi, rispecchia più la morfologia dei rilievi che la disposizione centro-periferia. Saranno cioè posti lungo i confini, ma anche all'interno del territorio ogni qualvolta una certa valle risulti altrimenti non sorvegliata.
Un altro aspetto complicante è che noi non abbiamo la più pallida idea della struttura militare usata dai nuragici. E' possibile che, oltre a piccole guarnigioni sufficienti alla sola difesa, nei nuraghi di avvistamento o nei nuraghi-rifugio, esistesse una sola grande guarnigione centralizzata (non necessariamente in senso geografico) da essere usata come "esercito di manovra", per andare a rintuzzare gli attacchi. E' altresì possibile, una struttura di tipo feudale (dal punto di vista dell'organizzazione militare, non necessariamente politico) in cui la difesa attiva è demandata ad alcuni centri periferici o semi-periferici, mentre l'insediamento centrale – il nuraghe centrale sede del potere – ne è privo.
E' infine possibile che un "esercito di manovra" neanche esistesse e le guarnigioni fossero sparse in tutto il territorio, comprese le torri di avvistamento, e richiamate dove necessario tramite un sistema di segnali a distanza; da un nuraghe potranno arrivare due guerrieri, da un altro una ventina, ma i nuraghi stessi vedono le loro diverse dimensioni alla loro difendibilità naturale e all'importanza economica dell'area circostante.
Addirittura queste diverse situazioni potrebbero in parte convivere o rispecchiare una evoluzione temporale.
A proposito di scala temporale, mi sovviene poi che per molti nuraghi complessi sia stata ipotizzata una loro origine come torri singole...
Il punto fondamentale, mi sembra, è che l'analisi dei modelli di insediamento e delle gerarchie di insediamento, siano più facili quando ci sono strutture sociali tipo città-stato (v. città sumere), in cui fortificazione ed insediamento coincidono e la differente dimensione di questi assume maggiore ed univoca importanza.
Il problema è complicato dal fatto che in Sardegna, al contrario dei nuraghi – più facilmente identificabili anche quando ormai ridotti ad un mucchio di sassi – mi sembra (ma potrei sbagliarmi) che gli insediamenti non sempre sono ben individuati nella loro estensione e che probabilmente diversi altri non sono stati ancora identificati.
Partendo da presupposti così intricati, credo che sia difficile applicare metodi come XTENT.
Riassumendo, un'analisi che contempli strutture difensive non può essere generalizzata ed i singoli particolari vanno considerati di volta in volta.
|