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Vecchio 20-June-2007
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MarcelloS MarcelloS Non in Linea
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Ho visto solo adesso la tua interessantissima risposta. Voglio precisare che comunque ho deciso di mettere da parte questa idea momentaneamente per afrrontarla in futuro.

Condivido in pieno che l'indagine dovrebbe ricadere all'interno dei confini antichi che logicamente non corrispondono a quegli attuali. Mi sembra fondamentale (come giustamente fai notare) prendere in considerazione come confini le caratteristiche morfologiche del territorio, valutando con attenzione quali potevano costituire barriere e quali invece raccordo.

Un'ostacolo a questo tipo di indagine, sopratutto per quanto riguarda il periodo preso in esame, è dovuto allo stato della ricerca. Nel senso che, dovendo prendere in considerazione l'occupazione umana (villaggi, nuraghi e luoghi di sepoltura) è necessario (almeno per avere un quadro più attendibile possibile) che la ricerca sia avanzata e che il numero dei dati sia il più alto possibile (o almeno sufficiente). Per quanto riguarda i nuraghi il numero dovrebbe essere quello originario (anche se alcuni possono essere andati distrutti). Lo stesso per i luoghi di sepoltura, caratterizzati o da ipogei o da Tombe dei Giganti che comunque hanno conservato la loro presenza nel tempo. Discorso diverso per i villaggi. Infatti non sempre il villaggio sorgeva sotto un nuraghe e adiacente ad esso: come si può immaginare quindi esso è soggetto all'obliterazione del tempo e quindi non è facile recuperarne le tracce. Succede comunque che lavori agricoli ne portino i resti in superficie permettendoci perlomeno una sommaria localizzazione. Altre volte prorpio la presenza di luoghi di sepoltura indicano la vicina presenza di un nucleo abitativo.
Quindi prendere in considerazione l'area con più testimonianze mi sembra almeno la premessa principale.

In merito ai nuraghi e alla loro funzione si tratta di una questione molto dibattuta ma che comunque per somme linee è stata ben descritta da Marco.

Avrei però alcuni appunti da fare:
il nuraghe ha come scopo, sempre quello di difendere il territorio? Oppure può invece essere considerato mera esibizione di potere e di ricchezza? La domanda che ho posto sorge da una consierazione pratica:
prendiamo in considerazione i nuraghi posti a picco sui rilievi, quelli che secondo un'interpretazione più ovvia servono per il controllo del territorio. E' naturale che la loro posizione elevata permette, a chi è preposto al pattugliamento, un'ampia visuale, quasi a volo d'uccello sul territorio sottostante. Proprio questa peculiarità rende però inutile la presenza di una torre di avvistamento in quanto già la posizione elevata data dal rilievo serve allo scopo. E allora chi glielo fa fare, a quei poveracci, di trasportare quegli enormi massi fin lassù? Mi sembra innegabile che dietro un tale impiego di forze ci dev'essere una forte autorità dietro, sia essa politica o religiosa. Il nuraghe messo li di guardia quindi secondo me è espressione di un'autorità centrale (capotribù, capo-cantone o capovillaggio) il quale attraverso il nuraghe dimostra il suo possesso del territorio, la sua presenza, autorità e ricchezza.
Diversamente da questi nuraghi di periferia (i quali non raggiungono mai un elevato livello di complessità) sono i nuraghi polilobati, provvisti di cinta muraria. Anche qui essi non possono che essere espressione di una fortissima autorità, forse la più importante del territorio (capotribù) che attraverso una costruzione di tale dimensione esprime il suo grado di lignaggio, la sua potenza e la sua ricchezza; questa volta non solo rivolta verso i nemici e avversari ma anche verso il resto della sua tribù. Così come il castello medievale, questi edifici diventano quidni espressione di una supremazia aristocratica attorno alla quale la popolazione cerca rifugio e protezione.

A mio avviso quindi nell'architettura nuragica e nella loro collocazione si può riscontrare una gerarchia insediativa che rispettava la gerarchia politica
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