Discussione: Miti e leggende
Visualizza messaggio singolo
  #5 (permalink)  
Vecchio 14-October-2005
Agorà Agorà Non in Linea
Utente attivo
 
Data Registrazione: Oct 2005
Luogo: Catania
Messaggi: 62
Predefinito

Teocrito si interessò di Galatea e Polifemo nel carme bucolico Ciclope, in cui intrecciò strettamente un tema indubbiamente grottesco ad un delicato sentimanto di tenerezza. Galatea è dipinta da Teocrito come una fanciulla capricciosa, che si innamora e cerca di conquistare solo chi non la ama.

Ecco qualche verso del canto che Teocrito fa intonare al Ciclope innamorato (Teocrito, Idilli, Vi, 22):
«O bianca Galatea, perché mai discacci chi t'ama, più che giovenca proterva, più aspra dell'acino acerbo, e qui ti rechi quando mi domina il sonno soave, subito lungi di qui te ne vai, quando il sonno mi lascia, mi fuggi, come allorché bigio lupo la pecora vede? ... Lascia che il glauco mare s'avventi a la spiaggia! La notte trascorrerai molto più dolcemente, a me presso, nell'antro... Ahimè! Perché mia madre non mi partorì con le branchie, ché presso te potessi tuffarmi, e baciarti le mani, se non volessi la bocca, potessi portarti dei gigli candidi, oppur del molle papavero i petali rossi!».
__________________
Il mio sito di storia e archeologia
www.editorialeagora.it
Rispondi Citando