
21-June-2007
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Utente attivo
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Data Registrazione: Dec 2006
Luogo: Villa Vicentina (UD)
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Condotta idrica?
In effetti si tratta proprio di uno degli elementi che costituivano una conduttura d'acqua e noto con piacere che si è subito parlato di acqua in "pressione". Infatti questo tipo di elementi, normalmente in pietra, venivano utilizzati nelle sifonature cioè in punti in cui l'acqua doveva essere forzata, per un breve tratto, a percorrere un tragitto più basso di quello della conduttura principale. Questo poteva succedere nei casi in cui lo speco, normalmente a cielo aperto, correva sopra arcate ad un livello dal suolo ancora troppo basso e, ad esempio vi era la necessità di intersecare un asse stradale. Non essendoci la possibilità si sovrapassare la carreggiata, si ricorreva a due "castella acquae" (non di rado dotati di "piscinae limariae") posti ai lati della carreggiata, l'acqua scendeva lungo una conduttura costituita da questi elementi limbellati, cementati tra loro con mastici a base di calce e sabbia, sottopassava la strada e risaliva dalla parte opposta da dove riprendeva il suo viaggio verso la città.
Un altro caso di impiego di queste condutture forzate era quello dei ponti stradali. Vi sono molti esempi in tutta l'Europa di questo genere di condotte che venivano a costituire una della spallette del ponte, è il caso dell'acquedotto di Cadice ma non mancano esempi di strutture molto ben conservate anche in Germania e nei paesi Balcanici. In questi casi l'acquedotto costeggiava per lunghi tratti una delle strade di grande viabilità ma mentre per questa non era importante mantenere un livello ed una pendenza costante per l'acquedotto questo era fondamentale (Plinio indica una pendenza ottimale di 1:4800 piedi)
E'ovvio che i ponti stradali, quando erano ad un'arcata e quindi a "schiena d'asino", potevano costituire un problema per il mantenimento di un rateo costante e quindi si ricorreva alla tecnica del sifone in modo da non dover sovracaricare la struttura con ulteriori arcate su uno dei lati.
E' questo il caso dell'acquedotto orientale di Aquileia che attraversava l'Isonzo lungo il "pons altus" della Via Gemina (oggi purtroppo perduto).
Anche l'acquedotto settentrionale della città probabilmente aveva uno o più sifoni visto che anche lungo il suo percorso sono stati rinvenuti elementi limbellati ma non sono stati ancora identificati i sifoni. Le ricerche sono attualmente in corso e nel settembre del 2006 è stato messo in luce un tratto della condotta sotterranea nei pressi delle presunte bocche di presa sulla Roggia Fredda.
Per tornare all'elemento in terracotta devo dire che non ne ho mai visti di simili. Bisognerebbe esaminare il contesto di rinvenimento per capire dove poteva essere stata impiegata la condotta. Credo possa essere escludibile un impiego al di fuori del contesto urbano ed una delle ipotesi potrebbe essere quella di un sifone per il sottopasso di una delle vie della città ma in mancanza di confronti puntuali qualsiasi altro tipo di impiego potrebbe essere proposto. L’esiguità del diametro del lume, 7 cm circa, è di molto inferiore a quello utilizzato negli elementi in pietra, circa 23 cm, per cui la portata era di circa un terzo, troppo scarsa per una conduttura primaria ma più che sufficiente per il fabbisogno di un quartiere cittadino.
Comunque, per chi ne volesse sapere di più, vorrei consigliare un sito molto interessante sugli acquedotti di epoca romana.
E’ “Roman Aqueducts” del Institut für Geowissenschaften dell’ Università Johannes Gutenberg di Mainz (Germania) con cui sto attualmente collaborando per la parte relativa agli acquedotti Aquileiesi.
http://www.cs.uu.nl/~wilke/
Un cordiale saluto.
Freddy
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