Personalmente sono d'accordo. E sì, c'è un po' di confusione sotto il cielo... In parte penso derivi da una eccessiva dipendenza del processualismo e del variegato mondo del post-processualismo dal pensiero antropologico. Il processualismo ha sicuramente avuto degli eccessi, soprattutto col passare del tempo, sostanzialmente quelli che sottolinei tu. Il termine post-processualismo invece spesso è un'etichetta che comprende tutto, da Ian Hodder al neo-marxismo, fino alle critiche più corrosive del cosiddetto postmodernismo - altra etichetta che nasconde di tutto: dall'antropologia alla storia alla filosofia alla politica alla critica letteraria... - con quel relativismo estremo che vi si accompagna (e ci sono poi ulteriori "divisioni", per esempio esistono "neo-marxisti" iper-relativisti e altri che non lo sono, ecc.).
Molte confusioni secondo me derivano anche, soprattutto e comprensibilmente a livello internazionale, ma secondo me in parte anche in Italia - e ciò è strano visto i rapporti che li lega qui da noi -, dall'essersi, appunto, concentrati sull'evoluzione del pensiero antropologico dimenticandosi però dell'evoluzione del pensiero storiografico che nel frattempo stava avvenendo, anche attraverso l'incontro/scontro con l'antropologia (basti pensare all'antropologia storica). Così facendo secondo me si sarebbero evitati certi fraintendimenti, certi falsi problemi, certe questioni e polemiche piuttosto inconcludenti (tipo se l'archeologia debba essere più vicina alla storia o all'antropologia). Questo avrebbe, secondo me, permesso anche di recuperare prima la specificità dell'archeologia, evitando quindi eccessive dipendenze da storia e/o antropologia, e procedendo verso elaborazioni in proprio, fermo restando ovviamente il confronto e la contaminazione - quando è utile, e lo è - con le altre discipline e con le grandi correnti di pensiero che hanno attraversato (e attraversano?) la nostra cultura.
Altre confusioni derivano, ma forse le cose sono anche collegate, dall'aver acquisito a volte in maniera un po' troppo semplificata oppure in modo troppo indiretto e mediato (nonostante le prese di distanza a parole dalle semplificazioni stesse), certe correnti di pensiero che inevitabilmente hanno influito sui vari campi del sapere. Per esempio il materialismo. Mi soffermo su questo perchè, oltre a trovarmi in qualche modo e a mio modo partecipe di quel punto di vista, avendo studiato storia contemporanea con uno dei più grandi "marxologi" (e non marxisti!!) d'Italia, come è stato definito da Giorgio Galli, mi sono avviato verso un approfondimento di certi temi, rendendomi conto di quanto sia molto spesso disinformato il "materialismo" di molti archeologi. Spesso proprio perchè conosciuto indirettamete attraverso mediazioni varie, e non in maniera diretta, e un po' più approfondita e sistematica. A volte perchè invece, al contrario, ci si limita allo specifico delle spiegazioni "materialistiche" in archeolgia, e da questo specifico si cerca di trarne teorie più generali - e di per sè non c'è nulla di male, anzi - ma conoscendo però molto poco e altrettanto nello specifico le diverse correnti di pensiero "materialistiche".
Cosa ci riserva il futuro? Non lo so, noto sia certe ricomposizioni su alcuni temi, concetti e metodi fondamentali , sia nuove divisioni, probabilmente è inevitabile. Confido, pur nella sua fallibilità e imperfezione (e senza scientismo alcuno), in un progresso scientifico che possa rendere più "oggettive" certe questioni, e quindi maggiore il consenso su di esse (per quanto poi molto probabilmente porterà nuove divisioni). E nel mio piccolo, per quel poco che ho verificato, confido nella bontà ed efficacia di un punto di vista materialista assolutamente libertario, antidogmatico, non meccanicistico, riduzionistico, semplicistico, che eviti vulgate così come ortodossie. Aperto alla verifica, al cambiamento, alla critica e alla revisione insomma, ma non per questo "debole" e così eclettico da aderire acriticamente a qualsiasi nuova moda culturale ed intellettuale.
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