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Vecchio 01-July-2007
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ShemsuHor ShemsuHor Non in Linea
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Non ti preoccupare di chiedere. Ora ti spiego... :smile:

La pratica della damnatio memoriae in Egitto ha come esempi principali i casi di Akhenathen e Hatshepsut. Se per il primo si tratta di una pratica totale, nel senso che venne totalmente cancellato il suo nome, distrutte le sue opere e anche la mummia (almeno così sembra perchè non abbiamo testimonianze neanche della sepoltura), per la seconda fu una pratica parziale.
In generale era ritenuto plausibile per un sovrano cancellare il nome dei propri predecessori e aggiungervi il proprio, forse anche per motivi simbolici.

Akhenathen deve questo trattamento alle sue innovazioni troppo veloci che andarono contro l'ordine esistente in Egitto, ordine che si tendeva a conservare in quanto manifestazione dell'opera degli dei (Maat). Questa sua innovazione dovette anche contrastare gli interessi politici ed economici della casta sacerdotale e dei nobili. In realtà, anche in questo caso rimangono alcuni punti oscuri e da chiarire...
Entrambi i personaggi sono assenti nelle famose liste dei re, come quella di Abidos nel tempio di Sethi I, ma la sua memoria non si perse perchè viene citata da Manetone 13 secoli dopo e il suo tempio continuò a essere utlizzato e restaurato fino ad epoca tolemaica.

Il caso della regina invece ha motivazioni diverse.
Hatshepsut era figlia di Thutmosi I, sposò il fratello ed erede al trono Thutmosi II che morì prima che la regina potesse dargli un erede. Il successore al trono arrivò da una delle mogli secondarie, il famoso Thutmosi III. Alla morte del marito, la regina non si ritirò dalla vita politica e regnò in qualità di vedova del sovrano, anche perchè Thutmosi III era ancora un bambino. Fin qui tutto bene, la pratica era accettata in casi particolari, benchè fosse chiaro che il potere definitivo spettava al faraone che doveva essere un uomo.
Dopo alcuni anni la regina si autoproclamò faraone (e iniziò a farsi raffigurare come un uomo) e anche se ufficialmente si trattava di una coreggenza, pare che le faccende politiche siano state totalmente in mano ad Hatshepsut e Thutmosi svolgesse campagne militari all'estero.
In genere si ritiene che fu il figliastro e coreggente (di nome ma non di fatto) a operare la damnatio memoriae dopo la morte della regina per motivi di invidia o rancore, ma non distrusse tutte le testimonianze della regina.

Nel tempio della regina a Deir el-Bahri vi sono due immagini integre della regina: una nella cappella di Hathor e una che rappresenta il ka della regina nel portico di Punt.
A Karnak, su un blocco di pietra, il nome e l'immagine sono stati scalpellati a sinistra ma lasciati intatti a destra. Sempre qui, un altro fatto strano è che Thutmosi abbia circondato con un muro per 2/3 l'obelisco di Hatshepsut, ma ne abbia lasciato visibile la parte superiore.
In generale in alcuni casi il nome è lasciato intatto in posti assolutamente visibili a tutti ma cancellato in luoghi nascosti dove solo il sacerdote officiante avrebbe potuto vederlo.

Quindi, sembra strano che un faraone potente come Thutmosi non fosse riuscito a cancellare totalmente il nome e la memoria dell'odiata regina. Mi pare che dovesse esserci una qualche motivazione diversa e meno banale.

L'egittologa Suzanne Ratié ha analizzato il problema in una pubblicazione del '79, La Reine Hatchepsout: Sorces et problemés.
La sua conclusione è che la distruzione selettiva fu causata da problemi di esecuzione degli ordini da parte degli operai preposti al compito, per disaccordi burocratici o per superstizione di incorrere in un castigo divino. Anche questa conclusione non è molto convincente in quanto Thutmosi regnò per più di 20 anni in un periodo di prosperità dove ci sarebbe stato tempo per far rispettare le consegne. Inoltre la paura del castigo divino si sarebbe verificata anche disobbedendo agli ordini del nuovo faraone e anche di più immediata esecuzione.
Pare anche che la cancellazione di alcuni nomi sia proseguita dopo Thutmosi III dai suoi successori, di volta in volta, secondo criteri poco comprensibili.
Il merito della Ratié è però quello di aver dissipato alcuni pregiudizi come quello sulla presunta misoginia di Thutmosi, in quanto l'Egitto era il solo paese a concedere uno status legale favorevole alle donne. Esse erano pari agli uomini, la donna sposata amministrava le sue proprietà, le ereditava e stipulava un matrimonio paritario.
Inoltre, in tutta la storia egiziana, era la regina a trasmettere il sangue reale ed era responsabile della discendenza regale e divina.

Altra ipotesi della studiosa, quella che forse ha più aderenza con la realtà, è la seguente: le immagini più sacre della regina sono state lasciate intatte, forse per permetterle di sopravvivere nell'aldilà. Probabilmente Hatshepsut, con la sua autonomina a faraone, deve essere andata incontro a qualche violazione del protocollo e della tradizione, ma era comunque rimasta fedele al principio di regalità e aveva governato bene il paese (al contrario di Akhenathen) e la sua immagine fu conservata per non condannarla alla dannazione eterna e alla distruzione della sua anima nell'aldilà.

Scusate la lunghezza, ma l'argomento è interessante e senza una buona premessa non si può capire a fondo la questione.
Opinioni?

Ciao
Andrea
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- Dì la Maat, pratica la Maat, perchè essa è grande, essa è efficace, essa dura e la sua potenza è comprovata. Essa sola conduce allo stato di Immortale. -
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