Discussione: contratti archeologo
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Vecchio 04-July-2007
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. . . propone un tariffario per la retribuzione degli archeologi. Ora mi chiedo ma come è possibile che ancora non esiste una cosa del genere??
Ho sempre pensato che fosse difficile lavorare come archeologo per una cronica mancanza di fondi e qui al sud per tutte le problematiche legate al lavoro nero nei cantieri, ma mai avrei pensato che addirittura nn esistesse una tabella che qualificasse il lavoro anche dal punto di vista economico. Forse sono un ingenua o forse perchè mi sono in questi mesi interessata al mondo Anglosassone (per il mio desiderio di andare a lavorare fuori) e lì tali tariffari esistono e sono ben definiti nonchè discretamente retribuiti già nelle fasce inferiori.
. . .
Proprio non capisco come funziona
Benvenuta fra coloro che non si sanno capacitare.
Premetto che la situazione anglosassone non è così rosea, per quanto sia decisamente meglio organizzata della nostra (anche lì il lavoro precario impazza e il principio della "equa retribuzione" non è che sia proprio in cima alle preoccupazioni dei contractors).

In Italia l'Archeologia pubblica (Soprintendenze, Musei etc.) ha in effetti gravi problemi economici, come del resto sono in affanno tutte le altre Pubbliche Amministrazioni.

Nel campo archeologico privato invece c'è un sacco di lavoro e circolano cifre economiche importanti (e complessivamente adeguate), ma dal punto di vista tariffario e retributivo vige il FarWest più assoluto.

A mio avviso il problema sta nel fatto che le ditte archeologiche non sanno affrancarsi dalla logica del contratto di fornitura di servizi al proprio cliente regolato unicamente su una tariffa oraria: questa stortura di partenza fa sì che le principali ditte archeologiche siano esposte alla tentazione di esercitare una pura mediazione di manodopera, contrattando al ribasso col proprio cliente allo scopo di aggiudicarsi il lavoro (in concorrenza con altre ditte simili) e sottraendo alla tariffa oraria da riconoscersi al lavoratore i propri costi aziendali. In questo modo la retribuzione media del lavoratore non può che scendere progressivamente e la capacità organizzativa della ditta di "fare impresa" non può che vanificarsi.

Il risultato è che il sistema economico delle ditte archeologiche private in Italia è una strana nicchia del mercato, nella quale mentre la domanda si espande vistosamente e l'offerta rimane sostanzialmente stabile, le tariffe calano continuamente (detto in altre parole siamo degli imbecilli).

La smania di arrivare a certi scavi per velleità "scientifiche" o nella speranza di pubblicare (e quindi di "far punti" per fantomatici concorsi pubblici) fa volano a questa situazione perversa.

A tutto ciò va aggiunto che la totalità dei neolaureati escono dalle Università privi di una identità professionale (cioè non solo carenti dal punto di vista tecnico-pratico ma soprattutto privi di un sistema di riferimento etico-professionale), impreparati non solo ad esercitare una attività in presenza di una responsabilità e di un rischio, ma anche privi di un onesto e positivo spirito imprenditoriale. Le stesse lacune che hanno portato i loro immediati predecessori alla situazione attuale.
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