Discussione: archeo
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Vecchio 26-October-2005
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Karl Karl Non in Linea
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Sono sulla tua stessa barca Chiara. La riforma è quel che è, ahimè, però se quello era il tuo primo obiettivo, io non lo metterei completamente da parte (che so, provare coi dottorati di ricerca per esempio, anche se facile non è). Per il resto in effetti il rompere le scatole è il consiglio migliore. Associazioni (di vario tipo, dallo scavo alla didattica), musei, privati, centri-scavo, riviste, case editrici, professori stessi (che per inciso potrebbero anche prodigarsi un poco di più, almeno nei consigli, dato che di contatti e di esperienza ne hanno comunque sempre di più di quelli che può avere un laureando o un neo-laureato), e qualsiasi idea ti possa venire in mente o qualsiasi cosa ti possa capitare sotto mano, anche casualmente, "vivendo" (piccolo stupido esempio personale: tempo fa al padrone di un locale venne il desiderio di organizzare serate culturali a tema, io lo frequentavo, ero nei dintorni... La cosa non è andata in porto per questioni personali, ma è solo per dire che non sai mai da dove può venirti qualcosa di buono). C'è poi anche da considerare un'altro aspetto. Non è detto che, soprattutto all'inizio, l'archeologia e quello che le gira intorno, o anche più generalmente il mondo della cultura, pur magari impegnandoti parecchio, riesca a darti di che vivere. Potrebbe essere necessario invece prendere in considerazione l'eventualità di scindere, almeno per un po', la fonte da cui proviene lo stipendio da quella che ti permette di fare ciò che ti piace e per cui hai studiato. Nè è detto comunque che l'esperienza nel frattempo acquisita sbocchi necessariamente in un lavoro vero e proprio. Brutto da dire, ma nel caso peggiore... Capisco benissimo l'impazienza, sacrosanta (ed anche la necessità a volte), la demoralizzazione, la disillusione, i muri, e il vedere le proprie potenzialità sprecate (anche un po' presuntuosamente magari, ma un po' di presunzione non guasta), ma non vedo altre vie.
Del resto non è una novità: meno fondi per ricerca e cultura - da noi problema strutturale e non solo degli ultimi anni -, meno possibilità di impiegare le persone e di "sfruttare" le loro potenzialità e quelle dei loro cervelli, nonchè i risultati - culturali, scientifici, economici - che eventualmente questo produrrebbe. Il che provoca un circolo vizioso e la famosa fuga all'estero - anche se a mio avviso l'indifferenza verso certi campi del sapere e della conoscenza rientra in una tendenza generale, presente nella nostra società e nella nostra cultura, e non limitata solo all'Italia.
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