Quote:
ari
. . . non vedi proprio una soluzione???
Secondo te c'è qualcosa che si può fare, qualcosa che magari noi nuove leve possiamo fare, dire o pretendere affinchè i datori di lavoro si pongano il problema???
E per finire, è possibile che associazioni come l'ANA o la Confederazione italiana degli Archeologi non contino proprio nulla . . .
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Quote:
dizzi
. . . ho avuto contratti di lavoro dipendente con le imprese edili come operaio specializzato di IV livello. In questo secondo caso il trattamento economico è migliore (contributi pagati, busta paga ogni mese, cassa edile, disoccupazione) ma non resta nulla nel curriculum, perchè la mansione non è specificamente attinente al lavoro archeologico.
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Il mio parere è che l'unica cosa che possiamo concretamente fare è spezzare noi stessi (rifiutandoci di riprodurla in continuazione) la "doppiezza" nell'operato dell'Archeologo fra attività lavorativa privata e velleità di carriera pubblica.
In un altro thread dicevo: rifiutiamoci di pubblicare ciò che noi stessi abbiamo scavato (fermiamoci al livello di rielaborazione post-scavo e di archivio e facciamo in modo che altri pubblichino i nostri lavori) perchè nessuno possa rinfacciarci che ci guadagnamo due volte e che pertanto meritiamo di essere (entrambe le volte) sottopagati.
Finché noi vivremo la nostra attività "sul campo" con la smania di incrementare un curriculm accademico ci continueremo a prestare ai peggiori ricatti ed alle più assurde ingustizie e soprattutto continueremo ad avere la tentazione di tarpare le ali agli altri invece di far crescere il livello di tutta la categoria.
Le organizzazioni citate (esattamente come quelle passate) non nascono con questo intento, anzi sembrano semplicemente interessate ad ingessare la situazione attuale in cambio di un "riconoscimento" della figura del singolo Archeologo.
Ecco cosa possiamo fare: dichiarare bene ciò che ciascuno di noi intende fare, presentarci con lealtà e serietà a tutti i nostri interlocutori.
Non si possono servire due padroni: o si fa il tecnico privato o si fa il ricercatore pubblico.
Poi fra di noi associarci, facendo rete fra quanti hanno scelto per sè una medesima prospettiva.
E scorciarci le maniche.