Per continuare il discorso sulla scultura funeraria nel mondo romano, volevo citare alcune considerazioni che Zanker compie nel suo testo: ”Un’arte per l’impero. Funzioni e intenzione delle immagini nel mondo romano.” La funzione dei monumenti funerari romani tra la tarda età repubblicana e l’età imperiale era non solo quella di onorare coloro i quali erano venuti a mancare, ma anche e soprattutto quella di ricordare ai viventi quello che era stato lo “status sociale” del defunto. E’ normale di conseguenza che tali monumenti venissero a trovarsi presso luoghi di passaggio, particolarmente frequentati. La maggior parte di tali tombe non appartiene ai ceti più alti (senatori, cavalieri), bensì ai ceti medi, in pratica a tutti quei parvenue che non potevano contare su nobili origini, ma solo sulla forza del proprio successo economico. Interessante in merito sarebbe la rilettura del passo del Satyricon di Petronio, in cui Trimalcione descrive agli invitati alla cena il suo monumento funebre. A partire dal I sec. a.C. si diffondono su tali monumenti i ritratti, cioè il modo attraverso cui il singolo cittadino si mostra alla comunità. Proprio in questa fase il realismo nella ritrattistica romana raggiunge i livelli più alti. Tuttavia, mentre a Roma si preferisce farsi rappresentare con la semplice toga (elemento che indica l’appartenenza al corpus civico) e si evita qualsiasi elemento che indichi il proprio mestiere o vita personale, ai margini dell’impero i costumi di popoli diversi continuano ad emergere nella ritrattistica, basti pensare ai ritratti del Fayum o ai rilievi da Palmira, in cui i defunti indossano abbigliamento partico. Tra I e II sec. d.C. si assiste ad un cambiamento significativo nella concezione del monumento funerario, dalla sfera pubblica si passa a quella privata, dal monumento “di strada” si passa ad aree sepolcrali più intime e riparate; il fruitore insomma non è più l’intera cittadinanza ma l’esclusivo ambito familiare. Cambia di conseguenza anche l’aspetto decorativo, il ritratto viene sostituito da altari funerari e sarcofagi, ospitati all’interno di camere sepolcrali. L’abbandono della sfera pubblica segna anche l’introduzione della rappresentazione delle professioni dei defunti e di rappresentazioni allegoriche e mitologiche (sui rilievi). Si diffondono anche i "monumenti a kline", sarcofagi in cui il defunto è rappresentato come disteso su una kline, intento cioè a banchettare con i suoi familiari che si sono recati al sepolcro per onoralo con offerte e libagioni. |