Boh, se si tratta di iniziative che si attuano in Italia grazie a Fondazioni straniere . . . direi che la buona creanza se non addirittura una prospettiva di necessità politica abbiano un certo gioco senza bisogno di andare a sindacare sull'importanza scientifica internazionale dei soggetti promotori né dei partner ospitanti.
Però cerchiamo di fare mente locale, escludiamo l'architettura o la storia dell'arte o altre discipline particolari come la papirologia etc., andiamo puramente sull'Archeologia. Pensiamo non a fondazioni o missioni straniere operanti in Italia, ma ad istituzioni universitarie straniere, musei e aziende private operanti nei loro Paesi (e in paesi particolarmente progrediti nel settore archeologico come l'Inghilterra per esempio): quale è la presenza di studiosi, tecnici, docenti, conservatori etc. etc. che provengono da Università italiane?
Io direi insignificante se non addirittura nulla.
A quanto pare mentre un giovane chimico o biologo o matematico italiano e persino uno storico dell'arte, un filologo o un papirologo è considerato abbastanza seriamente all'estero per il suo valore personale e per la sua provenienza accademica, un Archeologo sembrerebbe di no.
E questo è un brutto segno

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