beh, è questione di pratica: l'età ha i suoi vantaggi
in ogni caso, continuo a rimasticare i poemi grazie al mio lavoro di insegnante, e ogni volta che li affronto scopro qualcosa di nuovo.
A proposito di Ulisse e le sue astuzie, dice Privitera che l'Odissea non lo presenta tanto come tessitore di inganni quanto come 1) guerriero, cioé profondamente legato a un codice di comportamento eroico e militare 2) eroe rispettoso degli dei, e questa è la chiave del suo ritorno (lui solo si salva, non i compagni empi, come dice il prologo).
Infine, l'astuzia (già presente, insieme alla superiore dialettica di Ulisse, nell'Iliade) appartiene pure al codice di comportamento eroico: l'agguato era una prassi di combattimento lecita, e un eroe la doveva conoscere e praticare quando opportuno. Non a caso, la pratica dell'agguato, dell'inganno, del brigantaggio, del travestimento (nell'Odissea Ulisse simula ripetutamente identità diverse, come pure fa Atena, sua protettrice) facevano parte dei riti di passaggio propri dell'efebia, anche in epoca storica.
Anna