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Vecchio 13-October-2007
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Karl Karl Non in Linea
AI senatus
 
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Io sono solo parzialmente d'accordo. Nel senso che è probabilmente vero che, attualmente, ma sottolineo attualmente, la difesa dei beni archeologici può non essere l'obiettivo primario degli iracheni (e tuttavia non ci giurerei. Dopo un periodo bellico si avverte quasi sempre la necessità di rivedere e riconsiderare la propria storia, di rinsaldare le identità, la memoria, ecc. E in questo l'archeologia svolge la sua funzione, e gli iracheni non ne sono affatto inconsapevoli... Così almeno ho sentito dire da chi, archeologo, è stato a lavorare in Iraq). Però se così è, è anche (e non dico in gran parte per non aprire una discussione che sarebbe lunga sul conflitto in Iraq, Saddam, le opposizioni interne al regime, modi diversi di intervenire e di farlo cadere, ecc.) colpa "nostra". E quindi aggiungere il danno alla beffa sinceramente... Sarebbe come che so, e scusate l'esempio stupido, andare da uno ammazzargli la moglie o il figlio, poi fregargli il portafogli e dire vabbè... però ora come ora ha da pensare ai suoi congiunti morti, il portafogli non sarà la sua preoccupazione principale... Certo anche prima gli iracheni avevano i loro problemi, oltre a Saddam per esempio l'embargo. Ma non erano questo popolo troglodita e incivile. Anzi... erano tra i più "moderni" nel senso occidentale del termine. E in questo processo di modernizzazione tra l'altro quante sono state le aziende occidentali a specularci sopra? Quante le idiozie - per restare un po' in tema simil archeologico - tipo costruire abitazioni prefabbricate alla occidentale, del tutto inadatte al clima del luogo? A proposito se vi capita leggete I datteri di Babilonia dell'archeologo Bergamini, ne viene fuori un'immagine, dell'Iraq (pre-bellico), diversa da quella che in tempi di guerra si sarebbe voluta propagandare...
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