Un'altra riflessione che mi viene da fare su questo delicato tema è la 'notorietà' che questi eventi assumono e il clamore che suscitano per poi cadere immancabilmente nel silenzio.
I Buddha di Bamiyan, come ho avuto modo di dire, erano già in pessime condizioni prima del 2001, eppure a parte pochi e isolati appelli niente è stato fatto per intervenire quando era possibile limitare i (prevedibili) danni. Hanno avuto l'onore della prima pagina solo quando i Talebani in modo molto spettacolare li hanno fatti saltare in aria. E poi cos'altro abbiamo saputo? In questi giorni sembra che un'altra statua del Buddha (presso Mingora, nord-ovest del Pakistan, come leggo su Archeo di questo mese) abbia rischiato di subire simile sorte, ma la notizia non guadagna altro che un trafiletto distratto nelle pagine dei giornali.
Un anno fa il Libano è stato teatro di una 'guerra-lampo': si è saputo pochissimo dello stesso conflitto (sarà perchè era estate e la gente, si sa, è al mare e non ha voglia di sentire brutte notizie?!?), ancor meno di quello che potrebbe essere capitato ai beni culturali di quel territorio.
Insomma, il bene culturale fa notizia solo quando è in pericolo, comunque sempre troppo tardi e mai come si deve.
E un altro pensiero che ho è questo: che succederà al patrimonio archeologico e storico artistico dell'Iran quando scoppierà (perchè scoppierà) la guerra?
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"Io amo l'umanità. E' la gente che detesto" (Linus)
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