Voglio dire due cosette su questa domanda
quali sono i problemi che ancora oggi impediscono in Italia un vero e proprio sviluppo di figure professionalmente dedicate o "archeoinformatici"?
Per l'esperienza che ho, nei gruppi di ricerca l'informatico è sempre stato visto come "lo smanettone", quello bravo che sa fare tante belle cose, quello di fronte al quale tutti i bravi archeologi si prostrano facendo plateali professioni di ignoranza ("io sono un'incapace totale! tu si che sei bravo!") allo scopo di poterne beneficiare dei servigi. Purtroppo, nei concorsi non conta la capacità di "smanettare", ma i titoli; ed i titoli sono pubblicazioni, pagine fitte piene di bla bla bla.
Morale della favola: l'informatico lavora per l'archeologo, che a sua volta scrive l'articolo che presenta al concorso che poi vince. Però c'è almeno il contentino: alla nota 1 dell'articolo sicuramente ci sarà scritto "si ringrazia il dott. tal dei tali per l'apporto informatico".
Ecco perché, a mio avviso, la carriera di "archeologo informatico" di fatto non esiste e non potrà mai esistere.
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