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Ecco perché, a mio avviso, la carriera di "archeologo informatico" di fatto non esiste e non potrà mai esistere.
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Beh, questo è vero per l'Italia... Inglesi e Francesi discutono di problemi di archeoinformatica da oltre trent'anni, qui si è cominciato a porre questioni tecniche meno di 20 anni fa, con un ritardo tecnico piuttosto evidente, che per altro mi sembra nessuno abbia intenzione di colmare...
Non è che potrò fare tutto io poi...
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Ho visto poi che i laboratori di preistoria più seri hanno dei "tecnici" che curano presentazioni ricostruzioni e simili, ma non c'è bisogno di essere archeologi per fare questo.
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È proprio questo il problema, il fatto che il tutto viene demandato a "tecnici" e non ad archeologi opportunamente alfabetizzati... Gli stessi "tecnici" che in passato hanno fatto tanti di quei danni che il loro riflesso era presente nelle pubblicazioni fino a pochi anni fa...
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infine posseggo una vecchia pubblicazione dal titolo "Archeologia e calcolatori" che non ho mai studiato approfonditamente per mancanza di tempo.
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Credo che sia la pubblicazione di Paola Moscati del 1987 con quel titolo, titolo che poi ha originato la rivista annuale tutt'oggi pubblicata e giunta al 17° numero...
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Invece potresti tu parlarci dei vari cam,pi di specializzazione.
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Lo proporrò come argomento del forum per novembre... Se lo votate, ne saprete di più...
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Mi sono sempre chiesto se esistono macchine in grado di "fotografare" i reperti ancora sepolti, magari col radar o sol sonar...
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Cosa intendi per "fotografare"? I geofisici tramite macchinari opportuni indagano il sottosuolo alla ricerca di "anomalie" che possano essere interpretate come giacenze archeologiche... Ma si tratta di "geofisica applicata all'archeologia", non propriamente di informatica. Gli Americani sono un po' più sofisticati: affittano un satellite all'infrarosso (costo qualche decina di migliaia di dollari l'ora), scandagliano un'area vasta diversi km² (operazione che in ogni caso richiede poco tempo) e leggono le giacenze fino anche a 10m di profondità... Nei casi più sofisticati, tirano fuori direttamente il 3D: l'ho visto fare per uno scavo di un'antica città Maya sepolta nella jungla: prima di intervenire archeologicamente, si era dovuta individuare con esattezza l'area di scavo e le strutture che richiedevano un intervento più diretto e immediato...
Però appunto, tali tecniche sono ottime per le strutture, meno per i reperti, soprattutto se sono inferiori a certe misure: minore è l'ampiezza dell'onda che invii sottoterra, maggiore è il numero dei reperti che puoi indagare, ma minore la profondità che puoi raggiungere...