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Vecchio 25-October-2007
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A una popolazione più o meno numerosa che abitava tutta la regione si sarebbe opposto un nucleo di invasori abbastanza limitato. Questi avrebbero sconfitto militarmente i nuragici, grazie alla loro supremazia militare, ma non li avrebbero scacciati dall’isola. Si sarebbero molto probabilmente limitati a occupare i centri di potere e mantenere un esercito di controllo.
Non è dunque pensabile che, pur ammettendo un’integrazione delle due popolazioni, il DNA shardana abbia sostituito quello nuragico.
Esiste d’altra parte la possibilità che i nuragici siano stati sconfitti sulle coste e nelle pianure interne e che si siano rifugiati nelle regioni di montagna, contribuendo a preservare il loro DNA, che, non sarà un caso, viene cercato proprio fra le attuali popolazioni della Barbagia e dell’Ogliastra.
In merito alla continuità archeologica, mi pare che si possa osservare che:

- i nuraghi monotorre potrebbero aver subito una rapida ristrutturazione in polilobati, così da trasformare la vecchia struttura politico-religiosa in roccaforte contro gli invasori. Al riguardo si potrebbe considerare la trasformazione del Nuraghe di Barumini e come le torri secondarie del grande Nuraghe Arrubiu siano state costruite in modo completamente differente. Alla precisione degli strati della torre centrale si contrappone una costruzione senza alcuna stratificazione, come se i nuragici avessero fretta di fortificare la costruzione per l’ormai incombente pericolo;
- la civiltà nuragica iniziale non presenta bronzetti, i quali potrebbero dunque appartenere ad un popolo con differente capacità artigianali e una cultura e religione differente;
- questa novità culturale potrebbe giustificare i guerrieri con le corna simili ai Shardana e le navicelle, proprie di un popolo di navigatori; queste ultime potrebbero essere il ricordo di una lunga migrazione;
- anche i pozzi sacri potrebbero essere il frutto di un apporto culturale e religioso delle nuove popolazioni conquistatrici.

In conclusione mi sembra possibile che le popolazioni Shardana abbiano portato nella terra di Ichnusa le loro credenze religiose, le conoscenze artigianali e ovviamente le loro tecniche militari. Queste popolazioni costituirono forse il nucleo dominante, ma non poterono trasformare né avevano interesse a trasformare la precedente civiltà nuragica e ovviamente il loro DNA.

Per quanto riguarda il nome che i nuragici davano alla loro isola, penso che ancora si navighi in alto mare. Tutti i nomi che conosciamo dovrebbero avere una matrice straniera: latina, greca, shardana e forse di qualche altra civiltà con la quale l’isola ebbe contatti commerciali.
In merito al nome Ichnusa ritengo che sia più antico di tutti gli altri, che non abbia un riferimento alla forma dell’isola e che quindi non significhi “impronta di piede”.
Ritengo ancora di aver trovato per questo nome una spiegazione plausibile, che verrà esposta alla fine della mia prossima conferenza di presentazione del mio libro:

HASSALEH – L’Occhio di Horus Manetone aveva ragione!
La tua teoria "orientalizzante" seppur interessante ed affascinante, presenta, a mio avviso, alcune lacune...

Mi pare alquanto difficile dimostrare che l'evoluzione culturale della civiltà nuragica, nella fine de II millennio, sia dovuta all'arrivo e alla seguente assoggettazione militare di un popolo del mare.
Innanzitutto, da un punto di vista archeologico non si segnala la presenza di una popolazione allogena, non solo per quanto riguarda la ceramica (la quale rimane sempre il fossile guida) ma non si rilevano cambiamenti neanche nell'architettura funeraria o nella struttura insediativa.
In sostanza, non è mai stata rinvenuta traccia di una cultura materiale e architettonica estranea a quella nuragica.

Altrettanto improbabiloe mi pare l'introduzione dei pozzi sacri dall'esterno, prima di tutto perchè essi s'inseriscono di fatto nelle esperienze architettoniche passate dell'architettura nuragica, esprimendo quindi una continuità non una cesura... Ho già scritto inoltre che, mentre in oriente abbiamo solo il caso di Garlo, e qualche altro non ancora ben precisato, in Sardegna il pozzo sacro è un' istituzione e ha una diffusione capillare nel territorio. Si può addirittura individuare una certa evoluzione, uno sviluppo interno, dalle forme più archaiche e rozze (più vicine all'architettura nuragica) a forme più raffinate.

Con questo non voglio dire che apporti esterni non ce ne siano stati.
Nel periodo che stiamo prendendo in esame, la Sardegna è in continui contatti con componenti orientali, tra le quali micenei, ciprioti e fenici, che hanno sicuramente contribuito ad un'evoluzione, da un punto di vista qualitativo, della popolazione sarda.
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"E' come se ci fosse la Spada di Damocle, basta uno con l'accendino e ti cade in testa" (Jo Jo)

Ultima Modifica di MarcelloS : 02-December-2007 16:06.
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