Finalmente ho avuto il tempo di leggere per intero tutti i post...
Parliamo della tecnica di cotruzione...
Le mura poligonali sarde sono costruite attraverso l' applicazione della tecnica cosidettà "a sacco", che poi sarà quella utilizzata anche per la costruzione dei bastioni dei nuraghi.
In base a questa tecnica l'uso dei massi ciclopico-poligonali è riservato solamente alle facciate del muro, sia interno che esterno, mentre il riempimento è costituito dall'uso di massi di piccole e medie dimensioni, non lavorati, e di terra. Un esempio è la già citata muraglia i Monte Baranta, ma ve ne sono altre, sparse in tutta l'isola, di simile fattura. La cornologia dovrebbe interessare sia il Calcolitico che l'età del Bronzo.
Un esempio di tecnica "a sacco" è questa:
Muraglia di Bia Ebbas
Particolare
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Parte superiore
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Trovate un mia breve descrizione qui:
Ricognizione nel Dorghalese
A mio avviso, la tecnica "a sacco" permetteva di creare mura abbastanza spesse e resistenti, con un modesto dispendio di forza lavoro e di tempo. La messa in opera e sistemazione dei massi poligonali, attività che magari richiedeva in maggiore dispendio di energie, è limitata solamente ai perimetri esterni delle mura.
In sostanza mi pare che questo tipo di muraglie rispondano in maniera adeguata alle esigenze dei costruttori e alle tecniche e tradizioni costruttive allora in possesso.
Ora biognerebbe invece capire perchè le mura poligonali vengono man mano sositutite da apparecchiature più geometriche, passando da massi subquadrati a quelli isodomi (di fattura più dispendiosa)
E' il segnale di un gusto più raffinato? non saprei...