Caro MarcelloS
purtroppo il progetto di restauro, come tanti altri progetti, ha stentato per la scarsa attenzione politica, intendo dei politici che poi votano le leggi finanziarie della Regione e dello Stato. Leggi nelle quali i fondi per i restauri, per gli scavi e per la ricerca sono sempre pochini. Quando poi si tratta di progetti in ambito archeologico, se non hanno una finalità di valorizzazione, non trovano molta attenzione. Ti porto l’esempio del nuraghe che sto scavando (quando ci sono i fondi): non siamo riusciti ancora ad avere i soldi non solo per lo scavo, ma neanche per togliere la vecchia strada provinciale che passa sopra alcune torri dell’antemurale; contemporaneamente, però, ci hanno finanziato la valorizzazione di un’area archeologica prenuragica (che meritava lo stesso), stralciando la parte del nuraghe.
Per quanto riguarda le statue non so nulla delle dinamiche di distruzione: abbattimento violento o abbandono e crollo nel tempo, forse il restauro potrà darci qualche indizio, in quanto le statue vennero ritrovate in una discarica punica; bisognerà capire ad esempio se i tronconi sono stati accatastati lì dopo una loro permanenza sparsi sul terreno, o se erano in piedi lì sul posto, quindi buttate giù e poi pian piano colmate con terreno ecc.
Sulla dinamica storica invece qualcosa possiamo dire. È evidente che esse, quando erano in piedi, indicavano il pieno possesso politico di quel territorio da parte dei nuragici; G. Lilliu e M. Gras ipotizzarono una loro funzione di indicatore di confine tra le pertinenze di Tharros e quelle nuragiche. Personalmente non ho ancora dati per confermare ciò, ma sicuramente questo possesso del territorio a un certo punto viene meno, a causa dell’espansione territoriale di Tharros. Io credo che le statue non stiano in piedi oltre il periodo che genericamente possiamo indicare tra fine VIII e prima metà VII sec. a.C., perché dopo questo periodo in poi non si hanno nel territorio tracce autonome nuragiche. Anzi a s’Urachi di San Vero Milis la presenza fenicia che fino a quell’epoca era intrecciata con quella nuragica, da questo momento diventa esclusiva. Il che non significa necessariamente la scacciata dei nuragici o il loro massacro; probabilmente ci fu anche una forte acculturazione, per cui almeno una parte si adattò a vivere integrandosi nella nuova realtà.
La rottura dello statu quo nuragici – fenici può notarsi in tutta l’isola, ma questo lo possiamo vedere in un altro intervento.
Se può interessare il 14 e 15 novembre si terrà a Villanovaforru un convegno proprio su questo tema: i nuragici, i fenici e gli altri, al quale parteciperanno quasi tutti gli studiosi che si occupano del problema non solo in Sardegna e il cui programma può essere letto in
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Per la testa di Narbolia:
P. Bernardini – C. Tronchetti,
L’effigie, in
La civiltà nuragica, Milano 1990. (nello stesso volume, ma nell’articolo di Barreca c’è la foto dello scarabeo.
A. Usai,
Testimonianze prenuragiche e nuragiche nel territorio di Narbolia in
Nurabulia Narbolia. Una villa di frontiera del Giudicato di Arborea, a cura di R. Zucca, Narbolia, 2005.
Sulla statuaria nuragica in generale:
G. Lilliu, La grande statuaria nella Sardegna nuragica: Mem. Mor. Acc. Lincei s. 9, v. 9 (1997).
alfonso