Certamente gli studi condotti sui bambini che dimostrerebbero l'innata religiosità sono interessanti, tuttavia, mi vengono in mente diverse considerazioni, che potrebbero sia avallare queste tesi, che diminuirne il valore.
Nei rapporti con i bambini, molto presto, direi sin dalla nascita, almeno nelle nostre culture, vi è una fortissima tendenza all'animismo. Mi spiego: già nella decorazione delle stanze dei bimbi si usano immagini come la luna-faccia, il fiore -faccia, ecc. cioè gli oggetti vengono rappresentati come dotati di una vita propria. Questo procedimento si ha anche nel comportamento degli adulti coi bambini (La pappa si da al piccolo con un cucchiaino che viene volando e finisce, motu proprio, nella sua bocca anche se è la mano dell'adulto a muoverlo, tanto per fare un esempio). In seguito animali, oggetti (l'automobile con gli occhi) ed ogni altra cosa vengonorappresentati come animati, umanizzati. Quanto questo corrisponda ad un processo naturale del bambino di proiezione o identificazione di se stesso con il mondo esterno, e quanto questo fenomeno sia presente in culture diverse dalla nostra, non lo so.
Certi processi proiettivi e di identificazione reciproca credo siano innati (bambole, animali di stoffa, ecc.), ma è possibile che elementi culturali vi si sovrappongano, già la recita con pupazzi è un agire di tipo animistico.
Per quanto mi riguarda personalmente, sono cresciuto in un ambiente di "religiositá sociale", la religione o meglio la partecipazione alle cerimonie religiose era un fatto sociale e non di fede, che non ha lasciato tracce particolari. Mio padre aveva un caro amico monsignore, che però era stimato per le sue eccellenti capacita di radiotecnico. (Negli anni '50 era riuscito, con un'attrezzatura autocostruita ed un'enorme antenna sul tetto del Seminario Vescovile di Trieste a ricevere la televisione tedesca!)
Personalmente ho sempre avuto molte difficoltà a usare e capire più che razionalmente i concetti delle religioni, ed anche concetti come "energia spirituale" ecc., che capisco intellettualmente, ma che sento estranei e che non riesco ad usare. Per me vale piuttosto il "come se": ci sono modelli di pensiero che spiegano comportamenti umani "come se" le cose si svolgessero in un certo modo (penso anche ai concetti della psicoanalisi e alel altre correnti della psicologia del profondo - per restare nel campo che mi riguarda e di cui spero aver qualche competenza - che si basano, a mio avviso, tutte su di diversi"come se") - Anche le formule matematiche, chimiche e quelle della fisica sono a mio modo di vedere modelli di spiegazione, sono in fondo dei "come se", non delle realtà assolute.
Io sono cresciuto con un forte contatto con tecnica e teconologia in particolare dei metalli, penso anche data l'attività di mio padre, che mi ha permesso sin da piccolo di vedere e mettere mano su oggetti di ogni genere, (commerciava in rottami metallici e nel suo deposito passava di tutto, dall'elica di un transatlantico alle macchine più strane al piccolo motore elettrico, con la possibilità di smontare tutto, di vederne l'interno e quindi di capirne il funzionamento). Forse per questo sin da bambino ho avuto un rifiuto ad esempio per i giocattoli di legno che prendevano a modello gli oggetti veri in metallo. Ho sempre odiato i trenini di legno, perché quelli veri sono di metallo, e per me non era la forma esteriore, ma il funzionamento, l'aderenza alla realtà quello che veramente importava. Il desiderio di capire come funzionano le cose è per me sempre stato assai importante, e per questo ho trovato quello che chiamerei una forma di "umanesimo tecnologico".
Quanto ai ricordi dei bambini nel corso della mia attività ho chiesto a molti pazienti quali fossero i loro ricordi più indietro nel tempo. In genere non si arriva oltre ai tre anni, anche se spesso è difficile distinguere tra ricordi diretti e racconto degli adulti divenuto o mescolato al ricordo. In un unico caso una paziente ha riferito di un evento avvenuto quando aveva circa un anno e mezzo. Si trattava come nel caso di Karl di un evento estremamente traumatico (durante un bombardamento venne colpito e in parte distrutto il rifugio antiaereo in cui la bambina si trovava). I dettagli rendevano molto plausibile che si trattasse di un vero ricordo.
Che bello, la discussione diventa sempre più interessante.
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dott. Claudio Giorgini
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