Dipendenza da droghe (neurobiologia) Parte II: le droghe
Una volta inquadrato il meccanismo dell'appagamento, possiamo dire che le droghe sono spesso sostanze chimiche che hanno una precisa azione farmacologica: spingere il piede sull'acceleratore del segnale dopaminergico della VTA. La cocaina e l'ecstasy bloccano il DAT e quindi rinforzano e prolungano il segnale dopaminergico della VTA, mentre l'anfetamina forza il meccanismo che trasporta la dopamina attraverso la sinapsi creando un segnale falso ed esagerato.
L'alcol, la nicotina, la morfina (eroina ed altri oppiacei) e la marijuana invece si legano a recettori specifici che sono in ordine:i recettori GABA (acido gamma-amino-butirrico), il recettore cosidetto per la nicotina, i recettori Mu e i recettori CB1.
Queste sostanze agiscono su questi recettori attivando circuiti diversi che a loro volta attivano la VTA la quale spara poi gli impulsi dopaminergici.
Prendendo piu' volte le droghe si puo' instaurare una dipendenza a breve termine. Cioe' le sinapsi, investite da questo forte ed esagerato impulso dopaminergico dalla VTA, riducono il volume del segnale con meccanismi di adattamento, ad es. disattivando parzialmente i recettori.
Questi adattamenti hanno una certa durata nel tempo e ritornano alla normalita' se per un periodo di tempo sufficentemente lungo non si assumono piu' queste sostanze.
Durante la dipendenza, poiche' il segnale e' ridotto, le situazioni normali sono insufficienti a creare l'appagamento. Ecco perche' il tossicodipendente prova meno piacere in tutte quelle esperienze una volta appaganti, a cominciare dal sesso, mentre preferisce la droga.
Se la dipendenza e' forte, la deficienza neurochimica puo' provocare dei malesseri anche gravi, noti come crisi di astinenza.
Continuando, si instaura un secondo tipo di dipendenza, quella a lungo termine. Questa e' dovuta ad alterazioni piu' marcate nella corteccia prefrontale, che crea una forte motivazione per la droga che dura nel tempo, anche per anni.
Questo spiega perche' spesso i tossicodipendenti, dopo che smettono e apparentemente ritornano normali, possono poi ricadere nella tossicodipendenza anche dopo anni.
Se da un lato e' facile curare l'astinenza temporanea con farmaci e recuperare il tossicodipendnete mediante psicoterapia, non e' cosi' facile impedire la ricaduta.
La motivazione per la droga e' spesso legata ai ricordi delle prime esperienze. Ecco perche' e' facile ricadere nella droga se si rivivono in qualche modo quelle esperienze.
Nei casi piu' gravi, la motivazione per la droga diventa talmente forte che si instaura un comportamento ossessivo. Cioe' si vuole assumere la droga, costi quel che costi, anche se si rischia il carcere o si deve commettere un crimine anche grave, e anche se l'assunzione di droga non produce piu' nessun piacere.
Cioe' in questa fase, l'assumere la droga e' un evento fine a se stesso.
Adesso e' piu' facile capire che alterazioni dei geni che controllano questi meccanismi possono predisporre l'individuo all'uso di droghe o lo rendono piu' vulnerabile alla dipendenza.
Alcuni fattori genetici identificati coinvolgono i geni degli stessi recettori per la dopamina. Se l'effetto e' la produzione di recettori meno attivi, oppure si ha un ridotto numero di recettori per la dopamina, il segnale dopaminergico risultera' piu' debole e questo pone l'individuo a rischio.
Esiste una sovrapposizione parziale tra la genetica della dipendenza e quella delle sindromi depressive.
Infatti, spesso il tossicodipendente e' un depresso non diagnosticato che si auto-cura istintivamente. Alcune droghe, come la cocaina o la nicotina sono potenti ansiolitici e antidepressivi.
Esistono programmi di ricerca per trovare farmaci capaci di agire sulla dipendenza a lungo termine.
Ad esempio, sei anni fa alcuni miei colleghi hanno fatto una scoperta molto importante: inattivando nei topi il gene per un particolare recettore per il glutammato, si e' scoperto che quei topi geneticamente ingegnerizzati non diventavano piu' dipendenti da cocaina o nicotina.
In seguito a quella scoperta, un altro gruppo, questa volta negli USA, ha scoperto che somministando a ratti o topi un antagonista per questo recettore, cioe' un farmaco che si lega bloccandolo, si riduceva il desiderio di assumere cocaina o nicotina in animali tossicodipendenti.
Questa scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci contro la tossicodipendenza.
Mario
Ultima Modifica di Mario_A : 25-November-2007 02:28.
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