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Vecchio 26-November-2007
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AI senatus
 
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Se le cose sono come le descrivi tu, non posso non darti ragione. Ma non vorrei fare d'ogni erba un fascio.
La mia esperienza, e sono trent'anni buoni, con i farmaci è molto, molto diversa. Sarà che io ho sempre avuto la fortuna di lavorare, anche quando ero ancora in Italia, in ambiti privilegiati, in cui la cura medicamentosa era un elemento tra altri, e in cui si interveniva anche e talora soprattutto sulla famiglia, considerando il malato come portatore del sintomo di un sistema.

Sinceramente non posso pensare all'uso di um potente neurolettico come lo haloperidol come "rilassante". Qui vi è un malinteso, non so da che parte, ma le cose non quadrano. Sinceramente avrei, ma prendila per un'opinione personale, non poche remore a utilizzare le forme di "rilassamento" che tu citi, utilissime di per sé, nel caso di psicosi, perché non escluderei di ottenere l'effetto opposto. La sensibilità dello psicotico (non voglio con questo fare una diagnosi sul tuo amico, tutt'altro, non mi riferisco a lui senza aver alcun elemento di valutazione) è estrema e certamente spesso molto diversa da quella della persona non psicotica, quindi riterrei necessaria molta, molta, cautela e all'inizio soprattutto il limitare il più possibile gli stimoli, esterni ed interiori. Questo può avvenire però senza l'aiuto dei medicinali, solo in condizioni poco più che sperimentali, in quanto l'impegno di risorse, in particolare umane è enorme e non applicabile, anche ma non solo per i costi, in vasta scala.
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dott. Claudio Giorgini