Ho dimenticato di inserire il piccolo glossario dove era necessario,magari metto tutto alla fine.
dicevo che le caratteristiche che differenziano i movimenti dell' aikido da quelli del karate trovano motivazione nelle loro origini pratiche che proverò a riassumere sinteticamente: il karate jitsu nasce dall'esigenza di distruggere a mani nude uomini dotati di armatura e spada, l' aikijujutsu dalla esigenza di uomini dotati di armatura e spada di affettare uomini con corazza e spada senza rovinare la propria lama.
prima di inoltrarci nella considerazione di alcune conseguenze pratiche di quanto sopra accennato e delle conseguenze che esse implicano nella loro evoluzione in karatedo ed aikido e quindi nella vita di tutti i giorni sarà opportuno ringraziare il Maestro Fabrizio Ruta, V°dan dell' Aikikai d' Italia per aver acconsentito alla trasposizione integrale del promemoria intitolato:
GINNASTICA O VIA SPIRITUALE?
L' aikido come raja yoga
"L' aikido non è una tecnica per combattere il nemico e per sconfiggerlo. E la via per riconciliare il mondo e fare degli esseri umani una sola famigia. L'anima dell'aikido è armonizzare se stessi con il moto dell'Universo, lasciando tutto nelle mani di Dio"
Morihei Ueshiba
I rishi, i veggenti dell'India antica, sostenevano che la causa prima della sofferenza umana era l'ignoranza in relazione alla propria reale natura che è Compiutezza ed Unità. Scopo di tutte le Scienze Sacre tradizionali, è di aiutare l'uomo a riconoscersi come Totalità reintegrandosi e riconciliandosi con il Principio Primo. La via dello yoga(yogadarsana) consiste nella disciplina del corpo e della mente allo scopo di superare la "caduta" e di riunrsi( yoga significa appunto "congiungere,unire") con il Tutto. Anche l' aikido può essere considerato una via di Realizzazione per integrare l'uomo nel Centro Originale. "Ai" di aikido può infatti essere tradotto con armonia, unione e quindi può riportarci allo stesso significato di yoga. Fare "aiki" significa unire la propria energia individuale a quella universale, divina. Infine la parola "do"(via cammino) è equivalente a darsana. Il senso profondo di queste due discipline ci autorizza ad affermare che l'aikido è yogadarsana e viceversa. Tra le tante forme di yoga (karma yoga, bakti yoga, hata yoga), tratteremo quì dello yoga regale codificato da Patanjali.
Nella pratica del raja yoga, distinguiamo otto anga (mezzi pratici di realizzazione) che sono:
1) Yama (autocontrollo e proibizioni)
2) Niyama (osservanze)
3) Asana (posizioni)
4) Pranayama (controllo del respiro)
5) Pratyahara (astrazione, controllo dei 5 sensi)
6) Dharana (concentrazione)
7) Dhyana (meditazione)
8 ) Samadhi (contemplazione)
Adesso descriveremo più in dettaglio i vari stadi dell'ascesa e il loro corrispettivo nella pratica dell' aikido secondo gli insegnamenti del M° H. Tada.
1) e 2) le proibizioni (yama) sono: non violenza, non falsità, non appropriazione, continenza e non possessività. Le osservanze (nyama) sono purezza, contentarsi, ardernte aspirazione, studio ed abbandono a Dio...
Nel mondo dell'aikido yama e nyama sono riferiti ad una condotta di vita moralmente ed eticamente corretta (non rubare, non uccidere,....) e, in senso più stretto, al rispetto delle regole di condotta del dojo (salutare entrando ed uscendo dal tatami, rispettare i compagni di allenamento, avere una corretta igiene personale,...). Possiamo considerare yama e niyama come i prerequisiti che lo studente( sadhaka, aikidoka) dovrebbe sviluppare prima di intraprendere il cammino.
3) Asana sono le posizioni assunte durante la pratica dello yoga che donano al corpo fermezza, eleganza, salute e leggerezza. Esse devono essere "stabili, comode e rilassate".
Nell aikido corrispondono alla ginnastica (aikitaiso) al modo di stare in piedi e di muoversi nello spazio e all'esecuzione delle tecniche, al waza. In senso più ampio, queso anga corrisponde al lavoro sul corpo che deve diventare stabile, centrato, rilassato, morbido, aperto....
4) Pranayama (controllo del tespiro) trova il corrispettivo negli esercizi di kokyu che sarebbe più corretto rendere con cho-ki (controllo del ki) perchè appunto la parola pranayama si può tradurre come controllo(ayama) dell'energia vitale (prana). Noi come abitanti di questo pianeta dobbiamo assorbire ossigeno ed espellere anidride carbonica ma come abitanti dell'Universo dobbiamo nutrire il nostro corpo di ki, prana per vivere ed evolvere.
Ayama oltre che controllo vuol dire anche espansione e stiramento. Un aspetto importante del respiro è il kumabhaka cioè la ritenzione del respio che è fondamentale nella pratica dello yoga. Kumbha è una brocca, un recipiente per l'acqua e come tale può essere svuotato dell'aria che è al suo interno e riempito di acqua completamente oppure può essere svuotato dall'acqua e riempito completamente di aria. Nell aikido esistono molte tecniche di respirazione che vengono insegnate nel ki-no-renma e hanno il compito di accrescere l'energia vitale (attraverso la concentrazione ed il controllo del ki), espandere la propria energia oltre i confini del corpo fisico ("stirando ed ampliando" il respiro), trovare il proprio giusto ritmo (che poi viene utilizzato per creare il ritmo nell'esecuzione delle tecniche) collegarsi con il Respiro Universale.
5) il quinto anga è descritto nel seguente versetto degli yogasutra che afferma: "il pratyahara si ha quando i sensi non sono più in contatto con i rispettivi oggetti, assumendo(così) l'identità con la natura propria della mente (che rimane ferma ed incolore)". Esso consiste nell'interrompere l'identificazione della mente con le attività sensorie. Qando i sensi percepiscono un dato sensoriale dalla realtà esterna, la mente lo interpreta definendolo in schemi e rappresentandolo con concetti (ricorrendo ai ricordi posti in memoria). Inoltre l'io reagisce all'eperienza sensoriale provando attrazione, repulsione, o rimanendo neutro. Pratyahara consinte quindi nel non farsi influenzare dalle esperienze sensoriali interpretando, concettualizzando, e provando repulsione o piacere. Per esempio una carezza ci provoca piacere mentre un pugno paura o dolore. Quando in aikido subiamo un attacco o veniamo afferrati con decisione, se non pratichiamo "l'astrazione" siamo "catturati" da uke attraverso le sensazioni che ci provengoo dall'esterno e dalle nostre reazioni automatiche interiori. Occorre invece semplicemente essere testimoni delle sensazioni (e delle reazioni interiori collegate) senza farci prendere e guidare da esse. Quindi durante l'allenamento dobbiamo percepire con chiarezza gli stimoli sensoriali che provengono dall'esterno senza che la mente intervenga determinando una risposta difensiva automatica. Ad esempio nel momento in cui il partner ci afferra, è necessario prendere atto di ciò senza irrigidire i muscoli evitando l'istinto automatico che ci porta a reagire combattendo con il partner.
6)"Concentrazione è fissare la mente in un punto". Forgiato il corpo con la pratica delle asana purificata la mente dal fuoco del pranayama e portati, con pratyahara, i sensi sotto controllo, viene raggiunto lo stato di assoluta concentrazione, dharana che è il primo stadio per arrivare alla meditazione ed alla contemplazione. Una tecnica specifica di concentrazione insegnata da Tada Sensei è chiamata "mu gai chi nen ho" e consiste nel concentrarsi in silenzio visualizzando l'esecuzione delle diverse tecniche percependo nella propria immaginazione il movimento, i suoni, gli odori eccetera. Anche quando poggiamo lo sguardo su un punto specifico del tatami durante l'esecuzione delle tecniche, creiamo un flusso di concentrazione.
7)"Il fissarsi ininterrottamente su tale punto è meditazione". Il penultimo stadio è la meditazione, dhyana in sanscrito e za-zen o anjodaza in giapponese. L'aikido è spesso definito "moving zen" ovverosia meditazione in movimento perchè, una volta che la forma tecnica esteriore è padroneggiata e i movimenti provengono direttamente dall'inconscio senza la mediazione del livello mentale inferiore, possiamo superare la contrapposizione soggetto-oggetto, uke-tori, vincere-perdere ed entrare in uno spazio meditativo libero dal pensiero razionale legato alla visione duale dell'esistenza. Ci si avvicina così allo stadio successivo dove la coscienza entra nella dimensione "assoluta".
8 ) " La stessa meditazione quando assume solo la forma essenziale dell'oggetto e non quella della rappresentazione mentale, dicesi samadhi ( satori in giapponese )". La condizione della meditazione porta all' ottavo stadio quando la coscienza, libera dalla preoccupazione e dai legami, si unisce al movimento stesso dell'Universo diventando "una con il Tutt'Uno". E' una situazione di pura estasi in cui l'essere individuale raggiunge l'essenza dell'Amore eterno incondizionato. Scopo ultimo della ricerca spirituale è appunto la Redenzione e la Liberazione che colma la "scissura" con il mondo del soprasensibile riportando l'uomo alla "Casa del Padre". La contemplazione è quindi il superamento della polarità creata dalla "caduta" dell'uomo e il riposare dell'ente in una condizione che viene definita di "illuminazione". Occorre aggiungere che la distinzione tra i vari anga è comunque artificiosa perchè una concentrazione prolungata diventa meditazione e questa sfocia nella contemplazione...d'altro canto eseguire un esercizio di pranayama diventando il respiro stesso dell'universo o di Dio è una forma di samadhi (illuminazione)...
Da quanto detto, risulta comprensibile che l'aikido può essere considerato uno yoga marziale, una via di conoscenza realizzativa per l'individuo. Molti praticanti e insegnanti si fermano all' esteriorità rimanendo ancorati al puro aspetto ginnico, tecnico, difensivo. Questo perchè la nostra arte presenta altezza, profondità e ampiezza, con molti livelli di apprendimento permettendo così ad ognuno di trovare quello che cerca. Ci si può quindi fermare alla buccia, assaggiare la polpa o trovare i semi di una nuova vita. Ognuno è chiamato a fare le proprie scelte e a decidere quale strada intraprendere seguendo le proprie inclinazioni, qualificazioni , vocazioni e predisposizioni.
Riassumendo e completando quanto sopra esposto, se vogliamo dare un senso profondo al nostro "agire" nel dojo e restituire all'aikido lo status di Via di Conoscenza così come insegnato del Fondatore, dovremmo tener conto dei seguenti aspetti quando pratichiamo la nostra arte :
- sviluppare una sana coscienza morale;
- trovare una postura stabile, rilassata e viva( appoggiare i piedi correttamente, tenere le ginocchia flesse, la schiena dritta e le spalle rilassate);
- chiudere l'ano( per controllare il sistema nervoso, controbilanciare la spinta verso il basso del diaframma, portare la cosicenza in basso stabilizzando la mente);
- poggiare lo sguardo sul tatami (o all'orizzonte) durante la pratica, fissando un punto(metsuke,en zan no ken). Questo permette di non essere "catturati" da uke e di rimanere liberi. Possiamo così essere concentrati su quello che facciamo senza attaccamento ( che rappresenta l'ombra della concentrazione);
- occorre occuparsi di uke (vigilare affinchè non si faccia male, tener conto del suo livello e delle sue capacità,...) ma non preoccuparsi per lui perdendo il proprio centro quindi la stabilità.
- non rimanere fermi in attesa "dell'attacco" tra l'esecuzione di una tecnica e la successiva per non bloccare il flusso della propria energia;
- eseguire i movimenti in maniera "assoluta" cioè libera dall'attacamento che porta a spingere, proiettare, rovesciare, bloccare... in altri termini, non bisogna " fare qualcosa ad uke" (tecnica reltiva) ma muovere noi stessi;
- non criticare il modo di eseguire le tecniche degli altri praticanti e degli insegnanti;
- rimanere "imperturbabili" di fronte all'attività di uke , all'aggressione che sembra provenire dall'esterno( sia che si tratti di allenarsi nel dojo che di affrontare le diffoltà del vivere quotidiano);
- non combattere. Eliminare l'immagine, l'idea stessa di nemici da vincere perchè , in ultima analisi, gli unici avversari da sconfiggere sono dentro noi stessi, nel nostro cuore;
- unirsi ad uke, fare "aiki" con lui per superare l'illusione della polarità ; entrare nel ritmo dell'Energia Universale reintegrandosi nel principio primo attraverso un atto cosciente di volontà e di abbandono a Dio.
Quindi ognuno di noi che pratica aikido, è chiamato a riflettere e a guardarsi dentro, cercando nel proprio cuore la risposta sul senso della nostra arte e della propria vita e fare le scelte conseguenti.
Auguro a me stesso e a tutti che la Luce dell'Amore e della Comprensione illumini il cammino. Buon keiko!
Fabrizio Ruta
Glossario
Aikidoka: praticante di aikido.
Anga: mezzi pratici di relaizzazione.
Anjo daza: meditazione, vuoto mentale.
Asana: posizione eseguite nell' hatha yoga .
Bakti yoga : lo yoga devozionale.
Dharana: concentrazione.
Darsana: la via del praticante dello yoga.
Dhyana : meditazione.
Do: Via, cammino spirituale ( tradotto anche con michi) .
En zan no ken : lett. "guardare una montagna lontana", è lo sguardo da tenere durante la meditazione e la pratica dell'aikido.
Hatha yoga: lo yoga del sole e della luna incentrato soprattutto su posizioni del corpo e tecniche di respirazione .
Karma yoga: lo yoga dell'azione disinteressata.
Keiko: allenanmento.
Kumbakha: ritenzione del respiro.
Metsuke: fissare un punto.
Mu gai chi nen ho: esercizi di visualizzazione.
Niyama: osservanze.
Pranayama : controllo del respiro.
Pratyahara: astrazione, controllo dei cinque sensi.
Raja yoga: lo yoga regale codificato da Patanjali e descritto negli yogasutra.
Rishi: i veggenti dell'India antica.
Sadhaka: praticante dello yoga.
Samadhi: contemplazione (satori in giapponese).
Tori: chi esegue il movimento attivo nella pratica dell'aikido.
Yama: autocontrollo e proibizioni.
Yoga sutra: aforismi yoga.
Uke: colui che "attacca", la proiezione esteriore dei nostri nemici interni.
Ultima Modifica di laser : 04-December-2007 18:23.
Ragione: 8 ) invece di 8)
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