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Vecchio 13-December-2007
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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Vedo che si stanno già toccando molti dei punti cruciali che riguardano questo vasto argomento. Rispondo per primo alla giusta osservazione di Milena.

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Aquamarina Visualizza Messaggio
Tuttavia per "collasso" forse deve intendersi una inadeguatezza della struttura socio-politica ai tempi, una incapacità di adattamento del sistema palaziale agli eventi che hanno determinato quel profondo cambiamento alla fine dell'età del bronzo . Una civiltà tanto è più complessa quanto più ha in sè i semi per il riadattamento continuo ai tempi senza soluzione di continuità..... D'altra parte, in casi come il nostro una volta che l'inadeguatezza delle strutture sociali diviene evidenete tramite il confronto diretto con realtà diverse ( magari a loro volta sotto pressione per stimoli sia ambientali che d'altra natura) le città distrutte vengono abbandonate totalmente dopo la loro distruzione......
L'ottica di vedere i problemi interni socio-politici ed economici come un processo di indebolimento mi ha sempre moloto convinto. Indebolimento sia interno, nei rapporti tra clesse dominante e sudditi, sia, forse anche conseguentemente, verso le minacce esterne.
Il punto è che alcuni autori tendono soprattutto a porre l'accento sulla crisi interna, fino a potarla a causa primaria del crollo della civiltà [tra questi B. d'Agostino, in "Storia e civiltà dei Greci. Origini e sviluppo delle città."]. Eppure senza una "spallata" la crisi viene prima o poi risolta, magari modificando le stesse strutture politiche ed economiche, ma mai con quella evidente cesura che caratterizza il XII sec. a.C.

Se per l'Impero Ittita, alla evidente crisi economica deve essere succeduta una "spallata" sicuramente da fuori (forse gli antichi nemici Gaskha, nell'estremo nord-est dell'Anatolia), per il mondo Egeo si può pensare anche ad una situazione più complessa ed articolata, in cui oltre a manacce esterne può esserci stata una parallela instabilità interna sempre di tipo militare. Ovvero, così come nella Grecia classica, è anche possibile che le opere di fortificazione progressivamente più potenti che caratterizzano il XIII sec. e le distruzioni ed abbandoni del secolo successivo non siano dovute solo a minacce esterne (Popoli del Mare?) ma forse anche a guerre tra i rispetivi principati micenei: magari Micene e Tirinto si sono distrutte a vicenda...
L'invasione dorica corrisponderebbe quindi ad una fase di poco successiva: non necessariamente una vera invasione massiccia in armi ma una penetrazione, a volte armi in pugno a volte no, in cui i nuovi arrivati fanno da nuovo e potente "terzo incomodo".

Naturalmente si tratta solo di una ipotesi, che però si riallaccia anche ad antiche mitologie, la cui origine è difficilmente distiguible tra periodo miceneo e greco-arcaico testimoniata da opere tragiche tarde come "I sette contro Tebe".

In sostanza, credo che alla fine qualcuno (barbari o meno) abbia tirato fuori la spada. Il problema è capire chi e quando, e se sia trattato di vere "invasioni" o di una pura opera di saccheggio e distruzione che avrebbe lasciato dietro di se un vuoto politico ed economico.
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Marco Astracedi
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