Credo che bisogna chiarire alcuni aspetti altrimenti rischiamo di fraintenderci.
Dunque innanzitutto la nozione di imperium: ad Augusto viene dato un imperium proconsolare, vale a dire l'imperium spettante agli ex-consoli che ricevevano il governo di una provincia. Questo significa che Augusto non aveva solo il comando delle truppe, ma anche il potere legislativo ed esecutivo (proprio dei governatori provinciali). Sostanzialmente si tratta di un potere sia militare sia giurisdizionale, che però a lui fu conferito non per una sola provincia, bensì per tutto l'impero. Così come aveva anche il potere di veto in tutto l'impero, in quanto gli fu conferita la tribunicia potestas, vale a dire il potere riservato ai tribuni della plebe. Oltre a ciò bisogna considerare che Augusto deteneva la tribunicia potestas senza essere a sua volta sottoposto a veto di altro magistrato, mentre i tribuni della plebe avevano diritto di veto l'uno sull'altro (quindi un provvedimento di un tribuno poteva essere bloccato dall'altro tribuno). Abbiamo dunque i supremi poteri militari, civili e religiosi (in quanto gli fu conferito anche il titolo di Pontifex Maximus, il massimo grado religioso, sostanzialmente il controllo di qualsiasi culto all'interno dell'impero), senza limiti temporali e senza essere soggetto ad alcun controllo da parte di nessuno. Nessun magistrato aveva mai goduto di un tale comando prima di lui, ad eccezione dei dittatori (che però non avevano la carica religiosa), quindi non si può assolutamente paragonarlo al nostro attuale Presidente del Consiglio, il quale non può emanare leggi, in quanto ciò spetta esclusivamente al Parlamento. E' vero che le leggi emanate da Augusto erano "ratificate" dal Senato, ma tale ratificazione era una pura formalità, nessuno si sarebbe mai opposto (pensiamo alle leggi inerenti i costumi morali, chi avrebbe avuto il coraggio di opporsi? E questo non solo per accondiscendenza, ma perché di fatto non era possibile).
A mio avviso, dunque, Augusto era un imperatore, sebbene formalmente mantenesse le apparenze per legittimare le sue azioni e non spezzare il consenso che era riuscito a creare intorno a sé. Tiberio non saprà fare altrettanto, e non è un caso che secondo Tacito lui sia il responsabile della degerazione successiva del potere imperiale, sebbene Tacito sia troppo di parte e attribuisca a volte a Tiberio ed anche a Livia azioni e comportamenti su cui la storiografia attuale dubita.
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