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Ivan
E poi Simone, non è l'Europa e l'Onu che si stanno coalizzando contro la Chiesa Cattolica, è l'Italia che firma trattati internazionali e poi regolarmente non li attua. Prima o poi i nodi verranno al pettine, e i cittadini italiani dovranno decidere se vivere in un paese clericale o in un paese laico, dove nessuna parte impone ad un altra l'abolizione di un diritto.
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Dipende di quali diritti parliamo, se di quelli che la gente si inventa la mattina appena si sveglia oppure se quelli che vengono fuori da percorsi di discussione seria e approfondita. Però hai ragione: l'Italia non dovrebbe firmare trattati che poi sa di non poter attuare. È un controsenso... Mi dispiace infine, ma la contrapposizione "clericale" / "laico" appartiene ai superficiali... Appartiene a quelle persone che non accettano
ante litteram il dialogo, e partono già dal presupposto che le loro idee e la loro cultura sono superiori...

Troppa confusione in quello che dite tutti quanti... Banalità e spirito corporativo contrapposizionale non rendono giustizia al vostro modo di pensare. Parli di assenza di deontologia professionale nei giornalisti che hanno trattato la vicenda. A me sembra che tu sia il primo a mancare di solide basi informative, ad esempio dici:
ma le motivazioni di quel processo, che il papa ha giustificato e continua a giustificare adducendo che in quel contesto era "razionalmente" giusto processare Galileo.
Avresti la bontà di dirmi dove e quando ciò sarebbe avvenuto? In che occasione e con quali termini?

Seconda cosa: mettiamo il caso che io invito te ad una conferenza sul modo di trasmettere l'archeologia sul web. Un gruppazzo di archeologi scrive una lettera nella quale vieni accusato di peste e corna, e ti viene attribuita una frase falsa e inventata sulla base della quale il tuo intervento viene definito incongruo e mi si chiede di ritirarti l'invito; un altro gruppazzo organizza cortei di protesta (mi spiegate cosa c'entrava il leader dei disobbedienti tra gli studenti della Sapienza?) in grande stile, volti a distogliere l'attenzione sull'evento. Tu in un clima del genere saresti venuto lo stesso a parlare? Saresti venuto a parlare all'interno di un ambiente che per le suddette vicende è stato trasformato in un bunker dove per entrare bisognava avere il permesso della Digos? Quale istituzione al mondo avrebbe permesso ai propri docenti di scrivere una lettera nella quale si chiedeva di impedire al Pontefice di tenere un intervento (dialogatorio o meno che fosse l'evento)? Cioè, se devono intervenire terroristi come Adriano Sofri oppure Renato Curcio, tutto va bene, grandi uomini intellettuali; se deve intervenire il Papa non va bene, perché è oscurantista e retrogrado. E lo si giudica tale non perché si abbia letto il suo intervento, ma sulla base di un riferimento falso e inventato e sul pregiudizio che il cattolicesimo sia tale... E questa la chiami deontologia professionale? [-X
Non commento il resto non perché sia d'accordo, tutt'altro, ma semplicemente perché se apriamo troppi fronti poi non si capisce più nulla...
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Moneta
Per conto mio sono convinta che Giovanni Paolo II, che di diplomazia e comunicazione ne capiva di più, sarebbe andato lo stesso, si sarebbe preso i suoi fischi, avrebbe abbozzato e via.
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GPII andò, e ringraziò i fischi di contestazione perché resero rumorosa la sua accoglienza. Humor polacco se vogliamo. Ma era un'altra occasione, che non fu preceduta da una lettera nella quale i professori chiedevano espressamente di ritirare l'invito a lui rivolto perché la sua presenta veniva giudicata "incongrua". Incongrui saranno loro, e anche un po' fanatici... Per favore non mettiamo sullo stesso piano momenti ed eventi diversi. La critica è accettabile ma quando fondata e costruttiva: a me sembra che molti cattolici non conoscano minimamente chi sia Ratzinger. E il fatto che il mondo intellettuale
serio guardi a lui come un interlocutore di grande cultura, conferma questa mia impressione. Il CVII è stato un grande momento di aggiornamento, ma ciò non significa che oggi non si possa dire che tutto ciò che è scritto in quei documenti sia giusto e corretto, né tanto meno si può affermare che ripristinare antiche tradizioni significhi tornare indietro. Liberi tutti di pensarlo, libero io di ritenere questo pensiero infondato...
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archeologo
Processare non significava allora acqua di rose, ma contringerlo all'abiura, e impedire ogni manifestazione libera del pensiero in tal senso...
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Dimmi archeologo, tu hai una vaga idea di chi abbia processato Galilei e per quale motivo è stato processato? L'oggettività degli eventi storici deve necessariamente precedere una loro valutazione e non può essere disgiunta dalla mentalità e dai comportamenti del tempo (cosa che insegnava un certo J. Le Goff), per altro condizionata dal background culturale di chi effettua la valutazione (come i filosofi della scienza insegnano)... Ed io ho sempre ritenuto un banale quanto sciocco e superficiale errore processare la storia sulla base delle conquiste successive. Vorrei che fossi molto sincero e mi rispondessi sulla base di quelle che sono le tue attuali conoscenze, non sulla base di quello che leggerai su internet... Possibilmente cercando di non fraintendere quello che ho detto, che è semplicemente una questione di metodo, non un giudizio (positivo o negativo) sull'evento in sé... :wink: