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Vecchio 22-January-2008
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lama su Visualizza Messaggio
Ancora una volta mi sembra che sei tu che dovresti informarti un po' meglio.. cose come cartamoneta, carte di credito, assegni, cambiali, lasciapassare per mercanti.. insomma, il sistema bancario nel suo insieme è stato inventato per prima dai cinesi e poi è stato sviluppato dai mongoli, ed è arrivato in europa principalmente attraverso i mercanti (per lo più arabi o turchi)..
Ho riletto se per caso avessi parlato di cartamoneta, ma non ne trovo traccia... Cmq, si vede che eminenti studiosi come Rodney Stark oppure C. Dawson ne sanno meno di te, quindi la loro fama internazionale è ingiustificata. Ne prendo atto...
Tuttavia, non è certo grazie agli arabi se la ricchezza in Europa è divenuta dominio di tutti (ancora oggi nell'Islam la ricchezza non è dominio di tutti). Ancora nella battaglia di Lepanto gli sceicchi si portavano le loro ricchezze sulle navi, e quando queste affondavano, loro diventavano poveri poveri... Cmq lasciamo perdere...
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Secondo te bosnia e Turchia sono o non sono parte dell'europa? Fanno o non fanno parte di quella "cultura europea" delle cui radici si sta parlando?
Continuo a non capire cosa c'entri questa obiezione: ammettiamo anche che Bosnia e Turchia facciano parte dell'Europa, così come la Lettonia, l'Islanda e così via seguitando. Bisogna per questo rinunciare ai fondamentali apporti del cristianesimo alla cultura europea? Non mi sembra di aver chiesto che venissero dimenticati gli apporti di altri popoli, ma soltanto che ad ognuno venga dato il suo (nello specifico, a noi il nostro). Ciò che hanno fatto gli arabi, in campo culturale ma anche scientifico, matematico, architettonico (Sicilia e Spagna in primis), è certamente mirabile: perché far finta che né gli uni né gli altri abbiano avuto parte alla nascita della civiltà europea? Perché far passare l'idea che l'Europa nasce così, dalla mattina alla sera: senza basi alcune di riferimento???
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Moneta Visualizza Messaggio
Ti informo solo che i parrocchiani NON possono decidere le linee guida della pastorale: queste sono indicate dal vescovo che guida la diocesi.
Non dicevo certo che non fossero indicate dal vescovo e lasciate alla mercè dei parrocchiani. Tuttavia, nei codici della Chiesa, ci sono chiarissimi ruoli pertinenti ai laici, che non si limitano certo a quelli di pulire l'edificio... Cmq bisognerebbe conoscere i codici, le leggi, e la vita delle varie parrocchie per poter dire qualcosa di compiuto, quindi tralascio...
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leda Visualizza Messaggio
Vero. Però scusa se te lo dico la reintroduzione del nuovo rito secondo me è di per sè contraria al carattere ecumenico che Gesù stesso volle dare al suo messaggio.
Hai scritto un post molto bello e molto interessante, per motivi di tempo rispondo soltanto a questo che hai detto.
Tu sai benissimo che la Chiesa, nella sua lunga vita, non ha certo prodotto solo rose e fiori. Proprio quell'ecumenismo cui tu ti richiami è alla base di questa decisione: ci sono, tra le principali confessioni cristiane (protestanti, luterani, anglicani, etc. etc.) divisioni che oggi si sta cercando di superare. Il processo è inevitabilmente lungo, perché sebbene oggi, i motivi che portarono a quelle divisioni, non hanno più motivo di essere, cambiare situazioni secolari non è facile. Ma è un processo nel quale qualcosa bisogna pur concedere, e il ripristino della messa in latino (che, sottolineo, non è un ripristino, ma la concessione della possibilità di poterla celebrare senza chiedere permessi speciali) va incontro proprio ai lefevriani. Purtroppo, molte decisioni prese dall'alto vengono ostacolate dal basso, e i rapporti tra cattolici romani e lefevriani continuano ad essere cordiali nella gerarchia, ma piuttosto tesi ai livelli bassi. Ovviamente ci si augura che un giorno, le divisioni possano rientrare e si possa tornare tutti all'unità di un tempo, salvaguardando anche quella tradizione che è alla base del Cattolicesimo ma, ovviamente, senza rinnegare gli indubbi vantaggi (soprattutto a livello missionario) che il CVII ha portato nella vita religiosa cattolica...
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ivan Visualizza Messaggio
Io tra religione e legge, sinceramente preferisco, la perfettibile legge dell'uomo, che può mutare e che si può adattare.
Che poi è la visione positivista... Una espressione ti avrebbe evitato di scrivere molte righe. La visione positivista si basa sull'utilitarismo, fondamentalmente: una legge oggi esiste, domani no. È evidente che, senza una linea guida, il mero positivismo non può che produrre danni a lungo andare. Proprio perché, svilendo il ruolo dell'etica e della morale alla guida delle decisioni umane, tutto può essere giusto se lo si ritiene utile: anche uccidere... E qui posso prescindere tranquillamente dal fattore religioso, perché ci sono moltissimi atei che, tralasciando gli scomparti visionari di Scalfari, non accettano che alcune pratiche siano rese legali...
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Tu vedi come lecita l'imposizione della negazione di un diritto (che non nega o confligge con altri diritti), io preferisco la scelta a maggioranza di un diritto (e non la sua negazione), rispettando le leggi e valutando accuratamente ogni situazione.
Bisogna vedere se l'uso della parola diritto è lecito oppure no. Semplicemente, non ritengo un diritto abortire (che vuol dire "uccidere un essere umano", se non in condizioni particolarmente gravi), né tanto meno utilizzare gli esseri umani per esprimenti scientifici. Su altri campi, ci sono soltanto visioni diverse su come concedere la stessa cosa, non ci sono certo rifiuti a concederla...
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Ti faccio un esempio di qualcosa che per me è un'ingerenza pesante nella laicità dello Stato e che prevedo accadrà molto presto anche in Italia.
Ti dò anche il link di un sito che di certo non è anticlericale
In Messico scomunica a chi vota l'aborto - Palazzo Apostolico - Il blog di Paolo Rodari
Neanche io ritengo opportuno prevedere l'istituto della scomunica per "imporre" qualcosa che invece andrebbe ottenuto attraverso il convincimento intimo delle persone. Se non si convincono le persone, si potranno anche scomunicare i politici, ma poi gli aborti clandestini rimangono, e se possibile sono anche peggio perché senza regole. Non che in Italia gli aborti clandestini siano stati cancellati, ma sono stati quantomeno fortemente limitati, e laddove funzionano i consultori si riesce molto spesso ad evitarli.
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Anche la "clausola" sull'obiezione di coscienza dei medici (in Italia) sull'aborto, che fu inserita in modo transitorio, e per me giusto, per permettere a quei medici che si trovavano con il fatto compiuto di astenersi, dovrebbe essere rivista... un medico che si specializza ora in ginecologia non può sottrarsi ad un diritto che è garantito al cittadino per legge, se ritiene che la legge confligga con le sue credenze può sempre evitare quella professione o scegliere un'altra specializzazione.
Credo che tutte le persone abbiano il diritto di scegliere la professione che più li completa e di svolgerla nel modo più sereno. "Fai altro", è un'espressione che non riesco ad accettare. Anche perché, se nessuno facesse più il medico, ci sarebbe molto da ridere... L'istituto dell'obiezione di coscienza è tornato ad essere discusso perfino in Olanda, tanto per dire...
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E comunque non credere che la maggioranza degli italiani sarebbe d'accordo sull'abolizione della 194... tutti gli ultimi referendum hanno dimostrato che è il contrario su questioni "etiche" o propagandate come tali.
L'ultimo referendum sulla 194 è stato vinto a larga maggioranza, e non è passato solo per la mancanza del quorum, e non è un caso che si invitasse a non andare a votare, piuttosto che a votare no (comportamento magnanimo).
Sarebbe meglio non ricordare come fu condotta quella campagna elettorale... Fu una campagna ideologica, in cui gli esponenti del sì mentirono spesso e spudoratamente sui dati a loro disposizione. Oggi, con le conoscenze scientifiche che abbiamo, quella legge sarebbe stata diversa... E non intendo certo dire che non dovrebbe esistere quella legge, sia ben chiaro, perché rimane assolutamente ferma la possibilità per una persona di salvare la propria vita anche nell'estrema situazione "a scapito di quella altrui". D'altronde, anche nella teologia cattolica il problema della legittima difesa si è posto già ai tempi di S. Tommaso, quindi non sto certo dicendo eresie...
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saranno i cattolici a lamentarsi, ma dubito che esista un gran dialogo in quell'ambiente e che si tenga conto delle lamentele e delle obbiezioni dei cattolici.
Dipende a cosa ti riferisci. Lo Stato della Chiesa è l'unico Stato al tempo stesso territoriale e sovraterritoriale, che deve tenere conto di una incredibile serie di culture, di diversità, di scelte, che farebbero impallidire chiunque. Prendere decisioni che vadano bene per tutti quanti, già è impossibile farlo a livello nazionale, figurarsi se lo devi fare per 1miliardi100milioni di persone sparse ai 4 angoli della terra. Ma a livello territoriale e microterritoriale, il parere dei laici conta molto nell'azione pastorale delle varie parrocchie, e il dibattito è spesso aspro, direi quasi "condiminiale".
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