A questo proposito aggiungo che la ricerca archeologica, compresa la ricognizione topografica, viene pianificata dalla soprintendenza che può poi avvalersi dei soggetti che ritiene idonei. In questo modo anche l'accesso ai terreni privati può essere facilitato per chi effettua la ricerca sul campo. Se però il proprietario nega esplicitamente il permesso di entrare nel suo terreno, non si può fare la ricognizione (a meno che la soprintendenza non imponga una occupazione temporanea, cosa alquanto rara).
La scelta di prelevare o meno (documentandoli sul campo) oggetti antichi , anche da parte di chi è autorizzato al farlo, può dipendere dalla volontà di non voler depauperare l'evidenza primaria, che in topografia è rappresentata proprio dalle aree di concentrazione/dispersione di frr. ceramici. La ricognizione che presupponga raccolta di materiale archeologico ha comunque un certo grado di invasività e l'esito deve essere quello di documentare con la massima cura e dettaglio il luogo di rinvenimento, secondo precisi criteri metodologici. Per questo io resto comunque perplessa quando sento di ricognizioni fatte da volontari...
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