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Vecchio 31-January-2008
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kingleo Visualizza Messaggio
..e se la Sopraintendenza spende per ricerche archeologiche una cifra pari a ZERO ?
. . .
Giuro che faccio fatica a capire un senso LOGICO in tutto ciò.
Forse il punto è che il più delle volte è meglio che le cose stiano al loro posto, dove sono sempre state, sotto terra e financo nel terreno arato.
Il più delle volte l'aspetto fondamentale è la conoscenza che determinati contesti esistano (mediante mappature di superficie e anche semplici segnalazioni), senza necessariamente raccogliere qualcosa nè tanto meno andando a fare ricerche. Questo è quello che da quarant'anni fanno i Gruppi Archeologici.

Poi naturalmente c'è il caso del rischio di distruzione in occasione di lavori straordinari di trasformazione dei luoghi (parlo di costruzioni, scavi per posa di sottoservizi, o comunque importanti movimentazioni di terra, non mi riferisco invece alle normali lavorazioni agricole, le quali assai raramente arrivano ad avere un impatto devastante sull'archeologia, in condizioni normali al massimo frammentano e spargono un po' i "cocci" in dispersione nel terreno agricolo ma senza alterare significativamente il dato attestativo) ebbene nel caso di lavori "invasivi" -qui sì- dovrebbe diffondersi una "cultura" nel senso che qualsiasi azione dovrebbe essere preceduta da interventi di "Archeologia Preventiva" e questo oggigiorno avviene sempre più frequentemente grazie appunto a coloro che si sono impegtnati nel "mappare" le presenze in affioramento megiante decenni di lavoro alla stesura delle Carte Archeologiche.
Se sei lombardo, la tua regione ha una importante esperienza a questo riguardo.

In definitiva, non è con la "caccia al coccio" che si aiuta l'Archeologia italiana, ma collaborando ad una già ampiamente avviata attività di segnalazione delle evidenze fortuitamente affioranti. Appunto quello che di solito fanno i Gruppi Archeologici.
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