Grazie, Mdd, sei riuscito a dire meglio esattamente gli stessi concetti che volevo esprimere io.
Se le evidenze antiche vengono danneggiate o distrutte per mancanza di controlli da parte degli organi preposti, la legge nazionale sull'archeologia preventiva c'è, quindi se viene disattesa si può fare un esposto, da cittadino privato; ma è altrettanto dannosa una raccolta indiscriminata effettuata senza criteri scientifici rigorosi (la "caccia ai cocci" di cui dicevi tu). Con un atteggiamento isterico per quanto motivato da buona volontà di fondo non si aiuta molto, secondo me. Scusate l'accostamento un pò brutale e cinico: se si è malati ci si rivolge a un medico specialista, non si può pretende di risolvere il problema di salute andando dal commercialista o dal pescivendolo.
Mi fa piacere che nella maggioranza dei casi i gruppi archeologici operino in maniera corretta, ma a volte mi sono state mostrate scatole di scarpe piene di cocci e monete "raccolti durante le nostre passeggiate" da parte di responsabili di gruppi di volontariato: ovviamente non esisteva alcun riferimento cartografico, ed in più tutto il materiale era detenuto a casa senza segnalazione alla soprintendenza.
Il ragionamento del cittadino zelante "tanto il coccio se non lo raccolgo io va distrutto o perso e alla soprintendenza non gliene frega niente" è moooolto pericoloso per il patrimonio.
|