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Vecchio 04-February-2008
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Recentemente mi sono imbattuto in uno straordinario bassorilievo proveniente dal palazzo di Sennecherib a Ninive e conservato al British Museum di Londra.

Dico straordinario in quanto si tratta di una delle rare scene sopravvissute dal mondo antico che raffigurino in concreto il trasporto di grandi megaliti. La raffinatezza delle scene e la dimensione dei pannelli ne fanno per altro una, se non la più completa scena di questo tipo.

L'intero processo può essere ricostruito a partire dalla sbozzatura del blocco nelle cave fino al suo trasporto dapprima per via fluviale e quindi tramite una slitta su rulli.

Il primo pannello da destra, purtroppo molto rovinato, mostra un nugolo di operai intenti a sbozzare un grande blocco di pietra rozzamente squadrato, con mazze e martelli, mentre altri operai sono raffigurati intenti a prelevare dallo scavo detriti e frammenti di pietra sgrezzata tramite delle ceste. La presenza di uomini con lunghe seghe dentate suggerisce invece che questa fosse la tecnica usata per la rifinitura e lo stacco del blocco dalla cava.

Il pannello successivo mostra invece la scultura già abbozzata nella sua forma definitiva, quella di un grande toro alato, mentre viene caricata su di una grande slitta su rulli. Una moltitudine di operai è raffigurata intenta a trascinare il blocco lungo il declivio per mezzo di grandi funi, mentre altri seguono il blocco da dietro facendo leva con un enorme palo per impedirne lo sprofondamento.

Ancora, un ulteriore pannello raffigura uno dei momenti più delicati del trasporto, l'attraversamento di un corso d'acqua. Qui una moltitudine di uomini è raffigurata nell'atto di portare ceste colme di terra e legname per creare una superficie solida su cui tirare in secco la chiatta, mentre delle enormi leve sono utilizzate per le operazioni di sbarco. E' probabile quindi che per evitare il rovesciamento della chiatta durante le operazioni di sbarco un terrapieno, o un argine, venisse costruito tutto intorno, innalzando artificialmente il livello del fondale fino a portare in secca l'imbarcazione.
Un gran numero di carri precede intanto il blocco sbozzato trasportando rulli di legno, mentre altri uomini puliscono il percorso dei detriti che potrebbero intralciarne lo scivolamento.

L'ultimo pannello, frammentario, raffigurava probabilmente l'arrivo della scultura a palazzo, dove la statua è presentata a Sennecherib, attorniato dai propri attendenti.

Le centinaia di figura presenti sulla scena e il vivido realismo dei dettagli consentono di farsi un'idea estremamente chiara delle enormi complessità coinvolte nel trasporto dei grandi megaliti. La straordinarietà dell'impresa era quindi tale da far si che questa fosse eternamente celebrata sulle mura del palazzo, tra le più grandi imprese del sovrano.

Dalle dimensioni del blocco raffigurato si può stimare questo pesasse tra le 16 e le 40 tonnellate. Si tratta di un peso che, seppure considerevole, è relativamente contenuto rispetto ad altri giganti megalitici. Nè tanto meno la tecnica di trasporto impiegata si discosta particolarmente da quanto comunemente accettato e dalle ricostruzioni più recenti.

Osservando questo tipo di raffigurazioni, tuttavia, emerge a mio avviso con chiarezza anche quello che è il limite di una simile spiegazione, specie nel caso dei blocchi più pesanti, quelli da 400 o persino da 800 tonnellate.
Semplicisticamente si potrebbe pensare che aumentando a dismisura il numero degli operai e la scala dei mezzi coinvolti qualunque blocco di pietra avrebbe potuto essere trasportato con questa tecnica, relativamente semplice.
Il problema è che trasportare 400 tonnellate non è la stessa cosa che portarne 16 o 40. Già il trasporto di un blocco di 40 tonnelate sembra un'impresa assolutamente straordinaria: centinaia di uomini coinvolti, enormi zattere, smisurate quantità di legname per la fabbricazione dei rulli ed eserciti di supervisori e operai intenti a tendere corde e spianare la via.
Problemi simili dovettero essere del resto affrontati anche dai romani per il trasporto degli obelischi. Per il trasporto dell'obelisco Vaticano Plinio il Vecchio riferisce per esempio di una nave tanto enorme da essere stata poi successivamente impiegata - affondata e riempita di terra e pietre - per la fondazione del faro del porto di Ostia, mentre il trasporto via terra senz'altro dovette avere luogo con l'impiego di un imprecisato numero di uomini e animali da tiro, gru e macchine di sollevamento.
La tecnica ingegneristica romana era tuttavia ben più avanzata di quella di qualunque altro popolo antico.
In altri contesti il trasporto dei megaliti dovette tuttavia avere luogo in assenza di animali da tiro e persino di legname.
In conclusione, è veramente possibile che qualche tecnica più efficiente del semplice trasporto su rulli fosse usata in antichità per la movimentazione dei grandi megaliti in pietra?
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