Mmh, credo che il metodo più speditivo sia di dotarsi di un biccolo microspoi binoculare (è sufficiente un ingrandimento di 40x). So che negli scavi palentologici (in particolare di paleontologia dei vertebrati) è cosa non anomala portarsi dietro un microscopio da tenere in tenda o in auto e tirare fuori ogni volta che sorge un dubbio.
Ne esistono anche di portatili, grandi come una torcia elettrica, di qualità abbastanza scarsa, in genere, ma probabilmenti sufficienti per riconoscere la forma delle pareti cellulari.
IN casi particolari, può essere sufficiente un esame della disposizione generale dei frammenti carboniosi. se questi sono allungati e disposti parallelamente, allora si tratta certamente di sedimentazione naturale in cui i frustoli vegetali si dispongono seguendo le sia pur deboli correnti.
Un altro indizio utile di deposizione in ambiente anaerobico è il terreno stesso, che sarà di colore grigio verdastro e spesso di composizione limoso argillosa. Terreni rossastri indicano invece situazioni aerobiche nelle quali i resti vegetali si decompongono.
Un ultima cosa. I resti vegetali carbonificati hanno spesso una consistenza leggermente bituminosa (non a caso, per i fossili, si parla di resti bituminosi) che li rende decisamente più elastici rispetto ai resti carbonizzati, almeno nelle prime ore dal dissotterramento; dopo poco, l'esposizione all'aria tende ad irrigidirli e a renderli fragili e friabili. Io stesso avevo trovato i resti carboniosi di una pianta marina simile alla Posydonia, vecchi di 110 milioni di anni ed ancora flessibili.
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