Io partirei dalla ovvia premessa che i simboli condensano uno o più elementi culturali condivisi da una comunità. Finchè il sistema di concetti rimane patrimonio comune i simboli mantengono la loro originaria valenza evocativa (ad es. tipi monetali che richiamano immediatamente la città emittente, anche senza bisogno di legenda); in caso contrario il simbolo potrà divenire portatore di concetti diversi rispetto a quelli originari;
Mi colpì molto, da matricola universitaria, la lettura di un passo del manuale di scavo di Ph. Barker riguardante la simbologia cristiana presente all'interno di una chiesa: immagini di santi, madonna con bambino, crocifisso: uno studioso del futuro che non sia minimamente a conoscenza della religione cristiana potrebbe forse riconoscere la chiesa come luogo di culto ma potrebbe interpretare i simboli come espressione di una religione politeistica (santi), con aspetti legati al culto di fecondità o di una dea madre (madonna con bambino) e che prevedesse sacrifici umani cruenti (crocefisso), perchè non sarebbe in grado di comprendere direttamente (cioè senza la mediazione di un bagaglio di conoscenze) l'identità tra il personaggio ritratto da bambino e quello ritratto da morto.
E poi un altro spunto: secondo me sono da considerare simboli anche pratiche e riti (sacri e civili) dell'antichità (ma anche contemporanei).
Buona discussione!
|