Ho molto apprezzato il libro di Frau per l'impegno e la serietà delle ricerche alla base di questo libro, serietà apprezzabile soprattutto perché scritto da un non specialista, e perché il libro si discosta, almeno in buona parte, dall'immondezzaio fantarcheologico che generalmente si trova parlando di Atlantide.
Ho apprezzato invece molto meno lo stile di scrittura, che ho trovato francamente irritante e dispersivo; in definitiva, tralasciando la descrizione ossessiva del processo mentale che l'autore avrebbe seguito, quello che è stato scritto in oltre 650 pagine, si sarebbe potuto dire nella metà dello spazio. Altra lacuna per me grave è la mancanza di una bibliografia e di un indice analitico a fine volume. Insomma, avrei preferito un libro scritto con un più banale stile saggistico.
Anche come conclusioni delle ricerche di Frau credo vadano fatti alcuni distinguo. Infatti ben documentato e plausibilissimo sembrerebbe essere il posizionamento delle Colonne d'Ercole nello Stretto di Sicilia, e, anche ciò considerato, mi sembra altrettanto plausibile l'identificazione della Sardegna con l'Atlantide platonica. Purtroppo nella parte finale del libro l'autore si sbraca con un'ipotesi catasfrofista riguardo alla Sardegna della fine dell'età del bronzo collegandola alla cesura culturale bronzo/prima età del ferro che riguarda l'intero bacino mediterraneo, collegando gli antichi sardi (per l'autore inequivocabilmente identificati con gli Shardana dei "Popoli del Mare") con varie altre culture mediterranee, fino ad identificare i sardi (fuggiaschi) come originari della civiltà etrusca. Magari qualche relazione più approfondita di quelle normalmente ipotizzate, tra nuragici e proto-etruschi/villanoviani, potrebbe anche venir fuori in futuro, ma qui Frau, con la sua ipotesi, vorrebbe risolvere in un colpo solo il "mistero" dell'origine degli etruschi.
Sulla scia del successo editoriale del libro, e forse anche di alcune velleità irredentiste di alcuni sardi (attuali, beninteso), è purtoppo scoppiata una incresciosa polemica tra Sergio Frau e le Sovrintendenze dell'Isola, che hanno dato il via ad una petizione tra tutti gli studiosi "seri", per la sottoscrizione alla smentita "scientifica" di almeno una parte delle ipotesi più balzane di Frau. La polemica, che nasce, in risposta ad alcuni attacchi giornalistici alle sovrintendenze sarde, da un'iniziativa a mio avviso poco avveduta del mondo accademico, è poi proceduta con toni molto accesi, soprattutto da parte di Frau che ha usato spesso toni a dir poco "pesanti".
Potete leggere l'appello e parte delle polemiche conseguenti sul sito dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria:
http://www.iipp.it/?p=71
oppure, l'altra campana, sul sito:
http://www.colonnedercole.it/
Tralasciando la triste vicenda sopra citata, riguardo al livello del mare, Frau non dice mai che lo Stretto di Sicilia fosse più stretto di adesso, come lo era nel periodo post-glaciale, solamente cita, rifacendosi anche ad autori del periodo classico, fanghi e pericolosi bassi fondali. Ora la carta nautica riportata nel libro indica sì dei bassi fondali (con una punta di 7m di profondità), come proiezioni in mare della Sicilia e della Tunisia, ma non tanto bassi da preoccupare navi di relativamente basso pescaggio come quelle della fine dell'età del bronzo, epoca a cui Frau si riferisce per la nascita del mito delle colonne d'Ercole.
La curva eustatica del livello del mare indica per lo stesso periodo un livello del mare addirittura più alto di circa 2m rispetto all'attuale. La curva eustatica riguarda il livello generale di tutti i mari, mentre per punti specifici entrano in gioco altri fattori quali apporti sedimentari fluviali, tettonica, vulcanismo, correnti marine, ecc. Quei bassi fondali che ora si aggirano tra i 20 e i 7m, potevano essere ancora più bassi in passato? Francamente, pur non conoscendo l'andamento delle correnti nella zona, non lo escluderei del tutto.