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Vecchio 05-February-2008
astracedi astracedi Non in Linea
AI senatus
 
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Spero di non avere frainteso il discorso delle fibre allungate :-k .
Hai frainteso o più probabilmente non mi sono spiegato bene. A risultare allineati in modo subparallelo è l'andamento deposizionale dei frustoli, ovviamente se la deposizione avviene in presenza di correnti, sia pur minime o, al limite in ambiente eolico. Le fibre risultano invece indegormate in senso longitudinale, mentre c'è una certa differenza tra vegetali carbonizzati e carbonificati dovuta alla diversa resistenza allo schiacciamento da sedimentazione: ed è questa differenza che è facilmente visibile al microscopio.

In generale, però, il discorso che facevo è più ampio e non può prescidere dal contesto sedimentario.
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Mdd Visualizza Messaggio
il punto non è sulla sedimentazione o comunque sulla formazione del contesto (strato o quant'altro), ma sul reperto in sè; il contesto è di tipo quasi sempre artificiale, trattandosi di uno scavo archeologico, quindi il contesto non aiuta a distinguere residui di combustione da residui legnosi carbonificati
Quello che volevo dire è che un primo indizio in favore di una o l'altra ipotesi è invece proprio l'ambiente di sedimentazione.
La combustione provoca la carbonizzazione delle pareti cellulari, che essendo diventata ormai carbonio puro, non è soggetto ad alterazione chimica e si mantiene indecomposto; le pareti cellulari risultano essere strutturalmente resistenti e indeformate, a meno di non avere un grosso carico sedimentario che può portare al collasso, ma non alla deformazionoe, delle pareti esterne (cosa visibile al microscopio).
I vegetali non combusti invece, in ambiente aerobico si decompongono nel giro di mesi, anni o decenni, a seconda della massa e del tipo di vegetale e dell'ambiente sedimetario; grandi tronchi e travi possono durare più a lungo, ma il processo di decomposizione è comunque ben riconoscibile dalle mineralizzazioni di ossidi di ferro abbondantemente presenti nello strato limite tra legno e terra.
Il solo modo per cui un vegetale non combusto si rinviene è qundo questo ha subito un processo di carbonificazione, durante la quale le sostanze organiche non vengono eliminate del tutto. Questo processo può avvenire solo in ambiente deposizionale anaerobico. Ed è per questo motivo che riconoscere un ambiente anaerobico è già buon indizio di resti carbonificati e non carbonizzati.

Naturalmente si può anche pensare che una capanna sulla riva di uno stagno subisca un incendio e i resti lingei finiscano in acqua, in ambiente anaerobico, complicando il riconoscimento del fenomeno, però credo si tratti di un caso limite.

Il punto è che gli ambienti di sedimentazione anaerobica, tralasciando quelli marini, si limitano essenzialmente a paludi o zone semi paludose, meglio se in ambiente freddo. Il famoso uomo di Tollund non ha subito altro che un processo di carbinificazione... La torba non è altro che massa vegetale con diversi gradi di carbonificazione; al tatto risulta quindi evidente quella differenza che accennavo nel post precedente: la torba (o altri risultati della carbonificazione) risulta leggermente deformabile, mentre il carbone di legna è rigido e fragile.

Un altro ambiente sedimentario alternativo alle paludi è, in casi limite, l'ambiente fluviale, nel casi di meandri abbandonati o di strati alluvionali potenti e molto fini (argille e silt) che "tappino" quanto c'è sotto, lasciandolo privo di aria. In quest'ultimo caso si verifica invaribilmente quell'allineamento secondo le linee di corrente a cui si accennava all'inizio.

Visto e considerato che si tratta di scavi archeologici, tutto quello non si trova nei pressi di antica acqua stagnante o di alluvioni, salvo casi eccezionali, non può essere carbonificato e deve quindi trattarsi dei resti di combustione. Quindi il problema posto da Mdd sul palo dovrebbe facilmente risolversi.

Un caso particolare, invece, immagino essere quello avanzato da Mdd, sui pozzi neri. Mi sbilancio un po' in deduzioni, ma sono quasi certo che l'elevatissima presenza di batteri decompositori provochi un'acceleratissima decomposizione negli strati superficiali a contatto con l'aria, ma sempre l'elevata presenza di batteri deve provocare, negli strati più profondi, il rapido esaurimento dell'ossigeno con la creazione di un ambiente anaerobico e conseguente possibilità di carbonificazione.

Riguardo al caso di Dizzi, mi sembra difficile pronunciarsi senza avere dati più chiari... Immagino però che basterebbe contattare un pedologo o un geologo sedimentologo per dissipare qualsiasi dubbio.
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dizzi Visualizza Messaggio
sopra [alo strato nero] giaceva uno stratone giallo, anch'esso pressochè sterile (conteneva solo rarissimi frr. ceramici molto dilavati) a matrice limoso-sabbiosa che obliterava definitivamente il contesto archeologico.
Dici anche che quest'area si trova lungo un pendio. La presenza di sabbia contrasta non poco con questa situazione: sei sicuro che si tratti proprio di sabbia? Nelle zone sovrastanti ci sono arenarie? A valle c'è un corso d'acqua, ed eventualmente, quanto più a valle? Sei sicura che a ricoprire gli strati archeologici non ci sia un corpo di frana? Lo strato nero è indisturbato?

Magari hai delle foto da mostrare?
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Marco Astracedi
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