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Vecchio 08-February-2008
Gigi Gigi Non in Linea
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Scusami per il ritardo con cui ti rispondo. La tua risposta è molto esaustiva. Ti ringrazio.




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Ciao Gigi,
non so se l'argomento ti interessa ancora o se la quantità di informazioni che hai ottenuto ti è sufficiente ma io sto facendo una tesi lì nei dintorni e forse posso farti qualche precisazione.
Intanto l'argomento è abbastanza complesso quindi per prima cosa ti consiglio la lettura di un testo specifico ma molto scorrevole e non troppo impegnativo: Torelli Mario, Lavinio e Roma. Riti iniziatici e matrimonio tra archeologia e storia, Roma, Quasar, 1984. Il testo è molto interessante e benchè si riferisca ai riti della confarreatio, dell'usus e della coemptio in epoca arcaica (fino a prima della fondazione di Roma) è molto utile per capire come effettivamente avvenivano.
Il punto però è che per il periodo che a te interessa la confarreatio e l'usus praticamente non si utilizzavano più. La confarreatio in particolare era riservata solo alla coppia flaminica, il sacerdote massimo di Giove e signora, ed era effettivamente l'unico rito che prevedeva necessariamente a pena di invalidità il sacrificio di cui tu parli, perchè a sfondo prevalentemente religioso.
La coemptio era l'unica che al tempo di Augusto si utilizzava popolarmente e non prevedeva particolari cerimonie ma determinati riti venivano compiuti comunque a prescindere dalla forma giuridica scelta per le nozze:
All'alba del giorno delle nozze in casa della sposa avveniva il primo sacrificio per prendere gli auspici e ingraziarsi le divinità, in particolare Tellus. Giunone pronuba era invece la protettrice delle nozze che assisteva gli sposi durante le nozze ma non era invocata negli auspici. In epoca storica, già dai tempi di cicerone, gli aruspici avevano più che altro un ruolo simbolico ma venivano comunque invitati perchè considerati necessari alle nozze.
Il sacrificio nuziale vero e proprio si svolgeva nell' atrium della casa paterna della sposa, prima che avvenisse la dextrarum iunctio e dopo l'eventuale redazione delle tabulae dotales (con cui si costituiva la dote). Alcune rappresentazioni riportano la presenza di un altare altre no, quindi evidentemente non aveva estrema importanza.
La dextrarum iunctio è il momento delle vere e proprie nozze: la pronuba conduce gli sposi l'uno di fronte all'altra e li pone mano nella mano ma non è chiaro se ci fossero delle formule ben precise per esprimere la loro volotà di essere congiunti. A questo punto pare che alla sposa venisse dato l'anulus, l'anello matrimoniale.
infine il banchetto nuziale, prevaletemente a casa della sposa e molto raramente in quella dello sposo (se si usassero o meno i triclinii dipendeva sicuramente dallo status sociale delle famiglie, ma sicuramente si utilizzava allestire una tavolata, almeno in stile "buffet"). Dalla casa del padre infatti iniziava la deductio in domum: prima un finto rapimento simulava l'antico ratto delle Sabine, percui la sposa novella veniva "strappata" dai convitati alla madre o alla parente più prossima; quindi secondo alcuni veniva affidata allo sposo, il quale aveva il compito di portarsela a casa propria, ma più probabilmente la sposa veniva accompagnata dal corteo dei convitati allo sposo che l'aveva preceduta e l'attendeva a casa propria; per fare questo i convitati formavano appunto un corteo (pompa) che avrebbe accompagnato la coppia fino alla casa dello sposo, precedendola e facendole strada con le fiaccole nuziali accese e seguendola cantando e suonando i fescennini, canti licenziosi, osceni, allusivi e propiziatori per la imminente unione carnale degli sposi, nonchè l' Hymenaeus, canto nuziale per eccellenza.
Finalmente davanti alla casa maritale altri gesti propiziatori: 1) il lancio delle noci da parte dello sposo ai bimbi presenti, in segno di fecondità e durata del matrimonio ma anche per indicare l'abbandono dei giochi infantili (tra i quali uno con le noci era abbastanza frequente); 2) la sposa ungeva gli stipiti della porta della nuova casa con grasso di maiale, lupo o olio (per tenere lontano i malefìci) e poi li ornava con bende di lana (simbolo della tipica attività femminile casalinga); 3) lo sposo chiedeva alla sposa se volesse essere sua moglie (la formula non è conosciuta) e lei rispondeva "ubi tu Gaius ego Gaia" (ad indicare che la volontà della futura convivenza, del rapporto coniugale, di prendere posto accanto al marito prendendone il nomen); 4) la sposa veniva aiutata a varcare la soglia dai pueri presenti al matrimonio (o addirittura sollevata) perchè non inciampasse e il matrimonio non iniziasse sotto un cattivo auspicio.
dentro la casa maritale finiva la deductio in domum mariti, il corteo si disperdeva ma rimaneva la pronbuba che assisteva ai seguenti riti : 5) lo sposo offriva alla sposa acqua e fuoco, simboli dell'unione casalinga che la sposa "prendeva" (accettava); 6) la sposa in cambio offiva al marito uno dei tre assi che aveva portato con se (assi= somme di denaro o oro, generalmente in dote), mentre deponeva il secondo asse in foco Larium, ossia lo dedicava ai Lari, divinità protettive del focolare domestico, della casa e dei culti religiosi familiari del marito che divenivano anche quelli della sposa (il terzo asse veniva conservato per la nascita del primo figlio, quando la donna da matrona passava allo status di materfamilias); 7) nel frattempo la pronuba aveva preparato il talamo coniugale nell'atrium,di fronte alla porta d'ingresso, o più tardi in uno dei cubicula (stanze che si aprivano sull'atrio), preparava la sposa per la notte e infine andandosene invitava l'uomo coricarsi; il rapporto fisico è preceduto dallo scioglimento del nodo erculeo (nodo della cintura della sposa, che prende il nome da Ercole ed è simbolo di prolificità) e dall'invocazione di Iuno Cinctia, la Giunone che, con con un altro appellativo, deve ora essere propizia alla fecondazione.
Detto ciò, spero di esserti stata utile. Tieni solo conto del fatto che nessuno di questi passaggi era obbligatorio per la validità del matrimonio, si trattava di passaggi socialmente e culturalmente apprezzati specie perchè rendevano manifesto a tutti il matrimonio ma nessuno di questi era obbligatorio per creare il vincolo coniugale. E ovviamente saprai che andando avanti col tempo a certi aspetti religiosi si è dato sempre meno peso, ma è tutto molto scenografico .
In bocca al lupo per il tuo racconto.. se non l'hai già finito!! ciao ciao
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