Un archeologo di campo, oltre ad usare il piccone, deve curare anche tutta la documentazione dello scavo (fotografie, rilievi, schede stratigrafiche ecc.). Generalmente si dedica anche all'interpretazione dei dati, anzi in fase di scavo le ipotesi che si fanno sono molto importanti e servono per la successiva pubblicazione. I reperti vanno consegnati alla Soprintendenza competente (questo se si scava per delle cooperative, se si è alle dirette dipendenze della Soprintendenza finiscono ai musei o nei magazzini, decide il Soprintendente come spartirli). C'è anche tutta la parte che riguarda la catalogazione dei reperti (vale a dire assegnazione del numero di inventario, scheda dell'archivio e via dicendo). Per insegnare in ambito accademico la strada è diversa, bisogna conseguire il dottorato (c'è un concorso da superare per potervi accedere), poi vincere il concorso per ricercatore ed infine attendere che venga istituita una nuova cattedra o se ne liberi qualcuna. Spesso ai ricercatori viene affidato un insegnamento in attesa di trovare il docente. Se si preferisce scavare, conviene però seguire la scuola di specializzazione, non il dottorato, improntato più alla ricerca. Per lavorare o ti rivolgi alla Soprintendenza (ma non è semplice avere uno stipendio, molti scavano gratis a volte) per fare il collaboratore, oppure alle cooperative (non che sia facile anche qui).
Spero di non averti scoraggiato, ma questa è la situazione attuale.
__________________
|