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Vecchio 25-February-2008
dizzi dizzi Non in Linea
AI senatus
 
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...Oltretutto sappiamo bene che noi archeologi siamo i più economici di tutti (a volte pagati meno e tutelati peggio anche degli operai che ci sterrano i saggi --)...
E su questo sono più che d'accordo, purtroppo...

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Se infatti è vero che su uno scavo archeologico subacqueo è imprescindibile la presenza di un archeologo, è anche vero che, per quanto l'archeologo in questione possa essere un ottimo sub, attento e meticoloso, sarà comunque preferibile, per ragioni di sicurezza, affidare il lavoro "duro" a un sommozzatore professionista.
Su questo un pò meno d'accordo: se l'archeologo subacqueo è davvero bravo e se fosse anch'esso un 'professionista' non avrà nulla da invidiare ad un sommozzatore militare; e se esistesse una coscienza di categoria sarebbero adottati dei protocolli di intervento e di sicurezza che renderebbero inutile questa distinzione tra 'archeologo subacqueo' e 'sommozzatore professionista' nell'eseguire un lavoro 'duro': o il lavoro è sicuro oppure si rimanda... E comunque se i rilevi e la documentazione scientifica non sono stati eseguiti (da un archeologo, ovviamente, e ovviamente in condizioni di sicurezza) nessuno dovrebbe procedere al recupero, sommozzatore carabiniere o archeologo che sia.

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... ma quanti ce ne sono capaci di lavorare ogni santo giorno, con un mare non sempre in buone condizioni, a profondità non sempre facili, per ore intere?
Appunto: se le condizioni sono sicure si lavora con i tempi ed i ritmi adatti a non rischiare l'embolo (come del resto mi auguro che facciano gli altri sommozzatori non archeologi)... Indiana Jones non esiste neanche sott'acqua.

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L'archeologo è portato (per la sua insana passione) al sacrificio: a tutti, prima o poi, capita il cantiere massacrante a 40° sotto il sole, in cui si tira avanti a Polase, e ogni tanto si stramazza a terra
Anche in questo siamo molto più fessi dei lavoratori dell'edilizia: se sul cantiere edile si superano i 40° gradi loro vanno in cassa integrazione, come è giusto; noi invece di solito ci facciamo intimidire dal professorone universitario che quando decide se ne torna in albergo con l'aria condizionata o va a farsi il bagno a mare... Oppure dal funzionario che è autorizzato dal soprintendente a tornare a casa se in ufficio non funziona l'aria condizionata, ovviamente senza perdere la retribuzione...
Insomma gli archeologi (subacquei e non) come tutti gli altri lavoratori dovrebbero far sentire la loro voce: 'amo il mio lavoro, ma non da morire' (non l'ho inventato io, era uno slogan promosso diversi anni fa da una provincia toscana per promuovere la sicurezza sul lavoro)
Scusate il tono che non vuole essere polemico ma semplicemente un pò realista e propositivo.
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